La scena culturale berlinese deve molto del suo fermento alla presenza diffusa di gallerie e collezioni private, spazi spesso nati dalla riqualificazione di edifici abbandonati che negli anni successivi al crollo del Muro sono stati recuperati e restituiti con nuove finalità al pubblico. Luoghi in cui l’arte, di tutte le epoche e di tutti i generi, grazie alla lungimiranza di collezionisti privati e curatori appassionati diventa un punto di incontro, un attivatore di energie e potenzialità. Questi sono i nostri “best four”, se avete in programma un viaggio a Berlino, il nostro consiglio è di non farveli scappare.

Sammlung Boros. Gli imponenti spazi di un bunker costruito nel 1942 per proteggere i viaggiatori della stazione di Friedrichstraße dagli attacchi aerei degli Alleati sono diventati nel 2008 l’inusuale sede della collezione d’arte contemporanea del pubblicitario Christian Boros. Su una superficie di 3.000 mq distribuita su cinque piani e ottanta stanze trovano spazio solo opere realizzate dal 1990 in poi, che Boros continua ad acquistare, andando a caccia tanto di grandi nomi quanto di talenti emergenti. La storia della collezione si articola in grandi esposizioni della durata di quattro anni l’una. Dopo la Sammlung Boros #1 (2008 – 2012) – visitata da più di 120.000 persone – è stata la volta di Sammlung Boros #2 (2012 – 2016), dove in un’alternanza di pittura, installazioni, video-arte e fotografia, sono stati esposti ventuno artisti, tra i quali Ai Weiwei, Olafur Eliasson, Tomás Saraceno e Dirk Bell. La terza attesissima Sammlung inaugura il 4 maggio di quest’anno.

Olbricht Collection. Una delle più importanti collezioni private europee – 1.700 opere che spaziano dai primi del Seicento alle espressioni più recenti dell’arte contemporanea – nasce dalla passione dello scienziato ed endocrinologo Thomas Olbricht per l’arte intesa come strumento per indagare la natura umana. La collezione riflette pienamente gli interessi multidisciplinari e le inclinazioni estetiche di Olbricht e si sviluppa attorno ad alcuni grandi temi esistenziali come l’amore, l’eros, la vita e la morte, declinati attraverso qualunque tipo di forma artistica – pittura, fotografia, scultura, new media – e attraverso lo sguardo di artisti come Thomas Schütte, Eric Fischl, Cindy Sherman, Marlene Dumas e Gerhard Richter, solo per citare alcuni dei nomi più celebri. Da instancabile collezionista qual è, inoltre, Olbricht continua a scoprire nuovi talenti da aggiungere alla sua raccolta. La Olbricht Collection ha sede all’interno del circuito Collectors Room, dove esposizioni temporanee si affiancano alla Wunderkammer Olbricht, una sorprendente raccolta di oggetti storici.

Sammlung Boros
Photo credits www.sammlung-boros.de

Sammlung Boros #2: Danh Vō – We the people
Photo credits www.sammlung-boros.de

Sammlung Boros #2: Tomás Saraceno – Untitled
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Sammlung Boros #2: Anselm Reyle - Life Enigma; Anselm Reyle - Untitled
Photo credits www.sammlung-boros.de

Thomas Olbricht Collection
Photo credits www.me-berlin.com

Wunderkammer Olbricht
Photo credits www.me-berlin.com

The Feurle Collection
Photo credits www.johnpawson.com

The Feurle Collection
Photo credits www.johnpawson.com

Camera Work
Photo credits www.visitberlin.de

Camera Work
Photo credits www.widewalls.ch

The Feurle Collection. Nel cuore di Kreuzberg un luogo dedicato all’incontro fra epoche e culture differenti: da un lato l’antica arte asiatica, dall’altro l’arte contemporanea più recente. Inaugurata nell’estate del 2016, la sede della Feurle Collection nasce dal recupero degli enormi spazi di un bunker dell’azienda delle telecomunicazioni del Terzo Reich. Qui l’architetto John Pawson è intervenuto in modo conservativo, preservando l’imponenza degli spazi e la loro allure brutalista ma inserendo elementi, come il sistema di specchi al piano interrato, destinati a spegnere l’atmosfera cupa e oppressiva del bunker in favore di una dimensione contemplativa e rasserenante. E, in effetti, visitare la collezione significa compiere una reale esperienza immersiva in un percorso fatto di suggestioni estetiche che si susseguono e si confondono senza alcuna distinzione cronologica e culturale. Dopo aver attraversato la Silence Room, completamente al buio – accompagnati dal minimalismo sonoro di John Cage – si entra nella morbida penombra della Lake Room, dove antichi manufatti del Sud Est Asiatico dialogano con sculture di Anish Kapoor, installazioni di James Lee Byars e opere di fotografi contemporanei. Il lago del nome è il bacino d’acqua che si può vedere attraverso le pareti a vetri e che, per mezzo di una pompa di calore geotermica, riscalda gli ambienti.

Camera Work. Il nome è un omaggio alla leggendaria rivista di fotografia ideata e diretta – dal 1902 al 1917 – da Alfred Stieglitz, la linea curatoriale prevede di esporre opere sia di grandi nomi assurti ormai allo status di classici come Diane Arbus, Helmut Newton, Irving Penn e Man Ray, sia di fotografi contemporanei. Il risultato è una delle gallerie più vivaci di Berlino che, dal 1997, esplora con sguardo attento e mai scontato le reciproche influenze e i continui sconfinamenti fra fotografia e arte contemporanea, dando spazio ai talenti più interessanti in circolazione come Nick Brandt, Tina Berning & Michelangelo Di Battista, Robert Polidori, Eugenio Recuenco e Christian Tagliavini.

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