Materiali poveri, di recupero, riciclati, riciclabili e biodegradabili sono la nuova frontiera del design che mette alla prova la propria creatività nobilitando gli scarti e contribuendo fattivamente alla salvaguardia dell’ecosistema. In questa edizione della Design Week è la carta a farla da padrona con più di uno spunto progettuale.

Il Mudec ospita una mostra allestita da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica) che evidenzia le possibilità dell’upcycling di questo materiale al servizio dell’illuminazione. Un esempio tra tanti è la collezione di lampade Egg of Columbus prodotte da Seletti che fin dal nome citano ironicamente il cartone da imballaggio utilizzato per le uova e lo utilizzano per dare vita a punti luce da tavolo e sospensioni che strizzano l’occhio alle plissettature tipiche dei lampadari di una volta. E il risultato è giocoso e funzionale al tempo stesso oltre che a impatto zero.

Nelle mani del designer coreano-neozelandese di base a Eindhoven Woojai Lee la carta dei giornali diventa un vero e proprio elemento costruttivo. Ridotta in polpa e mescolata alla colla, infatti, si trasforma in un materiale molto più resistente di quanto la carta più volte riciclata non sia e può essere utilizzata – alla stregua di un mattone o di un asse di legno – sia per realizzare arredi che strutture architettoniche. I suoi PaperBricks fanno bella mostra di sé in Ventura Lambrate.

Egg of columbus by Seletti
Photo credits www.seletti.it

PaperBricks by Woojai Lee
Photo credits www.woojai.com

PaperBricks by Woojai Lee
Photo credits www.woojai.com

EcoHelmet by Isis Shiffer
Photo credits www.dailytech.com

EcoHelmet by Isis Shiffer
Photo credits www.techspot.com

Cheap Murano by Massimiliano Adami
Photo credits rossanaorlandi.com

Sedie Kuskoa B By Alki
Photo credits alki.fr/

Esempi questi ultimi che si inseriscono nella tendenza più ampia all’eco-consciousness che abbraccia tutti i campi di applicazione del design, perché sostenibilità chiama sostenibilità. Se, infatti, sta cambiando il modo in cui ci spostiamo, almeno nelle grandi città, a favore delle due ruote, insieme ai servizi di bike sharing emergono nuove esigenze. Come, per esempio, la necessità di avere sempre con noi e a portata di mano un casco protettivo. È così che la designer Isis Shiffer ha avuto l’idea di EcoHelmet, un caschetto pieghevole fatto interamente di carta che ha vinto nel 2016 il prestigioso James Dyson Award. Portatile, riciclabile e low cost il casco, grazie alla sua struttura alveolare, è incredibilmente resistente e si adatta a tutte le taglie. Può reggere la pioggia battente per tre ore e, dato il costo ridotto, può essere utilizzato anche in modalità usa e getta o come soluzione di emergenza, dal momento che ripiegato sta comodamente in una borsetta. E in un sol colpo rende strade e mondo molto più sicuri.

Anticipatorio in questo senso è stato il lavoro di Massimiliano Adami che da artigiano/designer, come ama definirsi, si muove in questo territorio da una decina d’anni ibridando arte e design. Uno dei suoi progetti più rappresentativi è Cheap Murano, una collezione di bicchieri e calici realizzata utilizzando in modo spiazzante la plastica riciclata. I prodotti sono, infatti, ottenuti tagliando e rifilando a mano bottiglie in PET di varie forme e colori che citano e imitano in modo ironico il prezioso vetro soffiato delle manifatture venete. Come i loro parenti “ricchi” ognuno di questi oggetti è un pezzo unico contraddistinto dalla medesima estetica delicata che rimanda alla fragilità del vetro. Ma la loro infrangibilità ci regala una libertà di utilizzo che gli originali non possono promettere pur mantenendone intatto il richiamo emotivo. Noi non smetteremo mai di ringraziarlo per questa geniale idea.

Del resto quello del ciclo di vita degli oggetti è sempre stato un tema delicato da punto di vista progettuale. Ma se di colpo anche gli arredi di casa diventassero biodegradabili? Una strada che parecchi produttori e designer indipendenti stanno percorrendo, come Alki, un collettivo di designer francesi che, con l’approccio eco-friendly che contraddistingue tutti i loro progetti, ha ideato Kuskoa B, la prima sedia in bioplastica totalmente biodegradabile. La sua scocca particolarmente avvolgente, ritagliata in modo da ottimizzare il supporto della schiena e delle braccia, è posata su una struttura di legno massello, proveniente da foreste sostenibili. La bioplastica è un polimero con caratteristiche e proprietà simili alla plastica, nel senso che può essere iniettato, estruso e termoformato ma, al contrario di quest’ultima, è composto al 100% da prodotti a base vegetale (barbabietola, amido di mais, canna da zucchero, ecc.). E visto anche il risultato estetico convincente non sarà solo il pianeta a beneficiarne ma anche il nostro ambiente domestico.

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