Il fascino di certi luoghi sopravvive al passare del tempo e spesso anche all’abbandono. È come se rimanesse lì, imprigionato tra le mura, in attesa di essere “liberato” grazie a progetti di recupero e di ri-attivazione creativa che riportano alla luce storie e memorie dismesse o dimenticate. Anche se la destinazione cambia, la vecchia funzione di spazi o edifici in disuso diventa un elemento progettuale e ispirativo, che dà vita a nuove estetiche e a esperienze di fruizione inedite e sorprendenti. Seguiteci, allora, in questo giro del mondo alla scoperta dei luoghi risorti più suggestivi.

Bauhaus, Dessau. Per gli appassionati di design e architettura un soggiorno qui vale l’intero viaggio. Da qualche anno, infatti, gli ex dormitori degli studenti della storica sede del Bauhaus di Dessau sono stati restaurati e riconvertiti in un Bed&Breakfast d’eccezione. Non è cosa da tutti i giorni alloggiare negli spazi percorsi un tempo da Albers, Van der Rohe, Kandinsky, Meyer, Breuer, e via dicendo, ovvero i padri fondatori dell’industrial design. Le stanze ripropongono in maniera fedele lo stile e l’arredamento dell’allestimento originario, semplice e apparentemente scarno ma “pieno” di pezzi che hanno letteralmente fatto la storia del design. L’edificio fu realizzato nel 1926 su progetto di Walter Gropius, con l’intento di essere un vero e proprio manifesto “fisico” della scuola di arti e mestieri e di quella sinergia tra forma e funzione che avrebbe di lì in poi indissolubilmente legato la progettazione alla modernità. Chiusa nel 1932, vittima della guerra all’arte e alla cultura contemporanea del Nazismo, la struttura è stata ricostruita e riaperta al pubblico solo dopo la caduta del muro di Berlino e oggi è patrimonio mondiale dell’Unesco.

Cahoots, Londra. Rimaniamo in tempi di guerra ma ci spostiamo nella Londra che, durante i bombardamenti tedeschi, si rifugiava nelle stazioni della metropolitana dismesse e dove, tra la paura e la volontà di esorcizzarla, nascevano bar improvvisati, alcuni dei quali continuarono a esistere “clandestinamente” anche dopo la fine della guerra. È questa l’atmosfera rievocata da Cahoots, un cocktail bar palcoscenico di concerti swing, jazz e rock’n’roll, ricavato in un luogo risalente al 1940 nel sottosuolo di West London. Bisogna cercare l’indicazione in Kingly Court e scendere dalle scale in legno per essere trasportati in un’altra era: l’allestimento del locale, infatti, è la ricostruzione di un vecchio vagone della metropolitana a cui si accede da una banchina rimessa a nuovo nelle sue piastrelle splendenti. Il calendario degli eventi propone musica dal vivo e nei pomeriggi del fine settimana il picnic “alticcio”, condito da spirits e musica. Fortemente incoraggiato l’abbigliamento vintage.

Bauhaus, Dessau
Photo credits www.magazine.designbest.com

Bauhaus, Dessau
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Cahoots, Londra
Photo credits www.bethanyavenoir.com

Cahoots, Londra
Photo credits www.standard.co.uk

Transformer Fitzroy, Melbourne
Photo credits Peter Clarke

Transformer Fitzroy, Melbourne
Photo credits Peter Clarke

The Press Hotel, Portland
Photo credits www.design-milk.com

The Press Hotel, Portland
Photo credits www.design-milk.com
The Press Hotel, Portland
Photo credits www.design-milk.com

Transformer Fitzroy, Melbourne. L’allusione nel nome è ai trasformatori che un tempo alloggiavano in questa fabbrica di dispositivi elettronici che oggi è stata trasformata, è proprio il caso di dirlo, in un ristorante di impronta vegana. Il progetto dello studio australiano Breathe Architecture prende le mosse dal cortile preesistente dell’edificio ricoperto di edera per creare un ponte tra il mondo green e il passato industriale dell’edificio attraverso l’uso della vegetazione e di elementi organici che contrastano con il cemento grezzo della struttura originaria. Vasi e piante rampicanti suddividono la grande area ristorante in piccole zone accoglienti e intime mentre il verde stesso fa da contraltare al grigio delle pareti, alle assi di legno chiaro del soffitto e al metallo brunito delle partizioni. Il tutto contribuisce a creare una cornice inaspettatamente adeguata alle sofisticate creazioni dello chef Luke Florence.

The Press Hotel, Portland. Se siete amanti della carta stampata e state programmando un viaggio nel Maine, questo è un indirizzo da non perdere. The Press Hotel è un albergo ricavato dalla ristrutturazione della sede del Portland Press Herald, uno dei principali quotidiani dello Stato chiuso nel 2010 ed è allo stesso tempo un boutique hotel e una dichiarazione d’amore al giornalismo di una volta. Ogni scelta progettuale, infatti, è stata fatta per rievocare l’atmosfera di una redazione di metà Novecento, dall’arredamento al logo stesso che cita il lettering utilizzato dai giornali dell’epoca, fino ai lavori stessi di retrofitting effettuati con attenzione filologica nel massimo rispetto della struttura originaria sottoposta alla tutela dei beni culturali. La palette dei colori utilizzata per gli interni ricorda quella delle pagine di un quotidiano ed è tutta giocata sui toni del bianco del marmo e il nero dell’ardesia. E il risultato finale centra in pieno l’obiettivo di preservare la memoria del contesto originario senza negarlo bensì trasformandolo nella caratteristica distintiva della nuova offerta.

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