Disclaimer: questo post è un post di parte, perché poche sono le città in cui ci sentiamo così a casa come ad Amsterdam. Per voi e per voi soltanto abbiamo deciso di sfoderare il nostro carnet di indirizzi preferiti della città sul fiume Dam.

Se il Rijksmuseum e il Van Gogh Museum sono due tappe obbligate, meno scontata ma altrettanto densa dal punto di vista dell’esperienza estetica è la visita al Foam – Fotografiemuseum, ospitato in un sontuoso edificio ottocentesco che affaccia sul canale Keizersgracht. I tre piani del palazzo, pur conservando l’impianto originario, sono stati convertiti alla nuova funzione espositiva in una maniera molto sapiente grazie alla quale acciaio e vetro ben si armonizzano con le finiture e i materiali del passato. Il punto di forza del Foam è la qualità delle sue scelte espositive: fotografia d’arte ma anche installazioni visive, reportage e documentari; in buona sostanza qui trova spazio quanto di meglio e di più interessante viene prodotto nell’ambito delle arti visive. Ogni quattro mesi circa il palinsesto cambia, seguendo sempre, però, una regola: esporre contemporaneamente due o tre artisti diversi, alternando nomi affermati e talenti emergenti.

Amsterdam, al pari di altre città del Nord Europa, è l’eden dei concept store, se ne trovano di tutti i tipi e per tutte le tasche. Difficile, perciò, fare una scelta, ma da quelli che vi segnaliamo qui difficilmente rimarrete deluse. Iniziamo da Store without a home , una delle chicche del quartiere di Haarlem, una sorta di paese dei balocchi per chi ama i complementi d’arredo non convenzionali. In un’atmosfera che mescola abilmente stili, colori e suggestioni, si trovano vasi, candele, piatti, luci, scatole, tessili, accessori per il bagno e altri per la cucina, tutti selezionati nel segno del design d’avanguardia, firmato da giovani talenti emergenti o brand di nicchia.

Amsterdam, Foam
Photo credits www.worldalldetails.com

Amsterdam, Store without a home
Photo credits www.storewithoutahome.nl

Amsterdam, Store without a home
Photo credits www.storewithoutahome.nl

Amsterdam, Tenue de Nîmes
Photo credits www.tenuedenimes.com

Amsterdam, Tenue de Nîmes
Photo credits www.tenuedenimes.com

Amsterdam, All the luck in the world
Photo credits www.alltheluckintheworld.com

Amsterdam, All the luck in the world
Photo credits www.alltheluckintheworld.com

Amsterdam, Lot Sixty One Coffee
Photo credits www.bestofamsterdam.com

Amsterdam, GS Really Nice Place
Photo credits www.jlgrealestate.com

Amsterdam, GS Really Nice Place
Photo credits www.jlgrealestate.com

Amsterdam, De Kas
Photo credits www.delood.com

Amsterdam, De Kas
Photo credits www.delood.com

Amsterdam, Hotel The Exchange
Photo credits www.modernikmag.com

Rimaniamo in zona per una visita al tempio del denim  Tenue de Nîmes, fondato nel 2008 da Menno e René, due giovani creativi con la passione per il “pure blue”. Inizialmente il primo negozio (nel tempo sono diventati tre) vendeva solo un vastissimo assortimento di jeans, ispirato ai principi di qualità, resistenza e funzionalità che caratterizzano da sempre questi capi ma piano piano lo spazio si è trasformato in un ricettacolo delle passioni dei due soci, quelle che loro amano definire the good things in life. E così, anche se il focus rimane sempre sul denim, nei tre concept store di Tenue de Nîmes si possono trovare anche fotografie e oggetti di design, birre selezionate, candele di Dyptique e fragranze artigianali, come quelle di Von Euserdoff, e ancora borse, scarpe e accessori, in un mix di suggestioni raw e altre più raffinate e concettuali, che rappresenta la cifra stessa del brand. Tenue de Nîmes, fin dal nome, è un omaggio alla storia del denim, Nîmes, infatti, è la città dove si pensa sia nato questo tessuto, originariamente un misto di lana e seta chiamato Serge de Nîmes. Solo quando questa lavorazione è stata esportata negli Stati Uniti è diventa il denim tutto cotone che oggi conosciamo.

Terminiamo il nostro ideale giro di shopping nel cuore di De Pijp, quartiere ad alta concentrazione di negozietti creativi e caffetterie super cosy, dove troviamo All the luck in the world. Oggetti di design, pezzi d’arredo vintage, prodotti di bellezza, gioielli, abiti di seconda mano e altri di brand contemporanei sono il cuore questo negozio, caratterizzato da un mood fra il retrò e lo shabby-chic. Irresistibile per chi ama i bijoux dalle linee minimal ma non anonimi la collezione di gioielli firmata All the Luck in the World Studio, seguendo il motto enjoy the little things: materiali di qualità ma non preziosi, pietre dure e lavorazione a mano per collane, anelli e orecchini che traggono ispirazione, per le loro linee semplici e rarefatte, dagli elementi della natura. Da qualche mese è nato un negozio gemello, con piccola caffetteria annessa, nella zona di Amsterdam East.

Premesso che la voce food ad Amsterdam meriterebbe un post a parte tanta è la varietà e la qualità dell’offerta, ci sono, però, alcuni posti dove non ci stanchiamo mai di tornare quando capitiamo da queste parti. Per cominciare bene non si può mancare l’appuntamento con il caffè di Lot Sixty One Coffee, torrefazione artigianale con un minuscolo e grazioso locale in Kinkerstraat: laboratorio a vista e un numero selezionato di miscele, tutte autoprodotte, che vengono costantemente fatte ruotare. Il menù prevede solo caffè lungo, che può essere americano oppure filtrato, nero oppure macchiato. Non sono previsti l’espresso – evviva, perché da queste parti, ammettiamolo, non lo sanno proprio fare – o le mille varianti modello Starbucks, per un inno al caffè nella sua essenzialità. Se, poi, ci si vuole concedere un bel brunch domenicale, la meta per noi è solo una: Gs Really Nice Place, innanzitutto perché poche cose sono altrettanto belle quanto passeggiare fra le viuzze e i canali di Jordaan la domenica mattina, poi perché i ragazzi in questione fanno un bloody mary strepitoso, che dovrebbe essere l’unica bevanda concessa in un brunch comme il faut. Il locale è raccolto, con un bel tavolo centrale da condividere e alcuni tavolini tutti intorno, ai muri sono esposte opere e fotografie di giovani artisti locali, mentre le scaffalature e i mobili sono il set per un caotico e divertente affastellarsi di chincaglieria retrò. Piatti e bicchieri sono quelli della nonna, tutti scompagnati ma bellissimi. Il must qui, bloody mary a parte, è il banana french toast, ma anche le uova alla benedict sono fatte a regola d’arte.

Vale la pena spostarsi un po’ verso la periferia per arrivare da De Kas, all’interno del Frankendael Park. Si tratta di un locale-serra interamente circondato dal proprio orto biologico, da cui provengono tutti i prodotti in carta, ad eccezione della carne e del pesce, la cui filiera è seguita personalmente dallo chef Gert Jan Hageman. Nessuna possibilità di scegliere ma un unico menu composto da tre antipasti, cinque portate e un dolce. All’interno dell’enorme costruzione di vetro, che ha tutte le sembianze di una serra, l’ambiente è suggestivo con un bell’ulivo su un lato della sala e tavoli con tovagliette e un’apparecchiatura essenziale. La vera serra può essere visitata e ospita piante di melanzane, zucchine, cetrioli, peperoni, pomodori (ben diciotto varietà), pesche, lavanda, tè verde, basilico, e altro a seconda della stagione.

Per finire non si può lasciare Amsterdam senza aver provato la torta di mele di Winkel 43, caffetteria che dal 1983 sforna immutabile la sua ricetta: una crosta burrosa leggermente croccante, ripiena di mele a tocchetti, passate al forno in precedenza in modo tale che arrivino quasi a disfarsi nel momento in cui vengono unite e cotte con il resto dell’impasto. Se tutto questo non vi sembrasse già abbastanza calorico, sappiate che le generose fette di torta vengono accompagnate da una altrettanto generosa cucchiaiata di panna montata. E se inspiegabilmente, a questo punto, doveste sentire il bisogno di qualcosa di rinfrescante, vi consigliamo di ordinare un infuso alla menta fresca, che – a dispetto di quanto si dice della birra – è la bevanda più diffusa in città.

Dopo tanto girovagare, sarà pur necessario un po’ di riposo. Se non si vuole ricorrere all’ormai classico Airbnb, il nostro consiglio è di andare dritte da The Exchange e fare un’esperienza a cavallo fra moda e design. Qui le camere sono “abbigliate” come modelli dai giovani designer del Fashion Institute di Amsterdam e raccontano ognuna una storia diversa. Alcune stanze sono letteralmente vestite, con collane, grandi bottoni o camicie over size, altre si ispirano all’essenza di un artista, di un’epoca o di un luogo. Ognuna ha un’anima unica e a ciascuna corrisponde un diverso posizionamento di prezzo, da 1 a 5 stelle. Il numero di stelle si riferisce alla dimensione della stanza, ai servizi, alla sua veduta e alla posizione nell’hotel. Ma non solo, hanno un peso anche tipo e qualità del lavoro artistico che la connotano. Anche la soluzione più semplice e meno costosa, però, si porta dietro tutto il fascino e lo straordinario immaginario del concept originario.

Lascia un commento

La tua mail non verrà pubblicata.