A gennaio di quest’anno il comune di Parigi si è dato un obiettivo ambizioso da raggiungere entro il 2020: cambiare radicalmente il modello urbano della capitale francese attraverso la creazione di 100 ettari di verde. L’impegno è stato formalmente sancito dalla carta Objectif 100 hectares, firmata dal sindaco della città – Anne Hidalgo – e da una serie di partner pubblici e privati che hanno aderito all’iniziativa e che metteranno a disposizione i propri spazi per dare vita a questa oasi vegetale urbana. Nel mese di aprile sono stati resi noti i quaranta siti che verranno utilizzati per gli interventi di semina di piante, fiori, verdura e frutta: tetti, facciate e spazi inutilizzati diventeranno, così, “terreni” di coltivazione, affidati attraverso bandi di gara a imprese, università, cittadini privati e start-up. A ribadire la svolta green dell’amministrazione cittadina ci sono anche altre piccole iniziative a corollario, come la distribuzione ai cittadini di 30.000 sacchetti di semi per coltivazione casalinga e i permessi speciali rilasciati a chi vuole piantare fiori e alberi negli spazi pubblici. In questo modo Parigi segue l’esempio di altre grandi città come New York, Chicago e Berlino, che hanno già intrapreso percorsi simili, dimostrando come le amministrazioni e le istituzioni stiano finalmente introiettando una sensibilità sostenibile che le persone – come cittadini e come consumatori – hanno già fatto loro da tempo.

Una sensibilità che si declina in infiniti modi e che assume forme diverse a seconda degli ambiti di consumo a cui si guarda. Con The Glacier Project , per esempio, il designer islandese Brynjar Sigurðarson ci ricorda in una maniera semplice e poetica che la tutela dell’ambiente dipende da noi e dalle nostre azioni quotidiane. Il progetto consiste, infatti, in una serie di candele artigianali scolpite come piccoli iceberg di forme e misure differenti, che una volta accese si consumano e si sciolgono proprio come sta accadendo alle riserve di ghiaccio del pianeta a causa del global warming. Sigurðarson sembra dirci che è in atto è un processo che, giorno dopo giorno, erode le risorse ambientali della Terra, senza che noi quasi ce ne accorgiamo. Il rischio sempre più concreto, se non si interviene in maniera decisa, è che le riserve naturali si consumino lentamente fino a scomparire, proprio come queste candele.

The Glacier Project
Photo credits www.pcmdesign.es

 

Citysens
Photo credits www.indiegogo.com

Citysens
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San Francisco, The Perennial
Photo credits pagina Facebook di The Perennial 

San Francisco, The Perennial
Photo credits pagina Facebook di The Perennial
San Francisco, The Perennial
Photo credits pagina Facebook di The Perennial

Leicester, Wonky Vegetables
Photo credits pagina Facebook di Wonky Vegetables 

Leicester, Wonky Vegetables
Photo credits pagina Facebook di Wonky Vegetables

Chickpea
Photo credits www.chickpeamagazine.com

Il marchio spagnolo Citysens, invece, ha ideato una soluzione che permette, in modo semplice e con la minima interazione, di far crescere nello spazio, spesso ridotto, delle abitazioni cittadine un piccolo giardino verticale. Il sistema consiste in una base che racchiude la tecnologia idroponica – quella, cioè, che consente alle piante di crescere senza terreno – e l’impianto di irrigazione a servizio di diversi moduli, impilabili uno sull’altro. Le configurazioni possibili sono diverse, sia per altezza che per colori e finiture, e si adattano alle esigenze di spazio e di gusto personali contribuendo in modo bello e funzionale a portare una ventata di aria fresca e di green negli appartamenti urbani.

A San Francisco, partendo dal tema della consapevolezza ambientale e alimentare, Anthony Myint e Karen Leibowitz hanno fatto una scelta tanto ambiziosa quanto radicale, ovvero fondare un ristorante interamente basato su un’agricoltura organica e sostenibile, il più possibile autosufficiente per quanto riguarda le materie prime e con il minor impatto ambientale in termini di consumi energetici e di sprechi. In uno spazio dal design essenziale ed eco-compatibile grazie all’uso di materiali riciclati e a basso impatto, The Perennial ha aperto i battenti a gennaio e ha già fatto ampiamente parlare di sé. La verdura proviene per la maggior parte da una serie di agricoltori organici e in misura minore – ma l’idea è di incrementare sempre di più – da una serra di Oakland che trasforma, grazie alla coltivazione idroponica, gli scarti del ristorante in cibo. Si tratta di un sistema circolare, grazie al quale storioni e pesci gatto allevati in un grande acquario si nutrono delle biomasse ricavate dagli scarti del ristorante, trasformandole a loro volta in altri scarti ricchi di ammoniaca che i batteri presenti nell’acqua convertono in nitrati. Questi ultimi rendono non solo l’acqua meno tossica ma anche ricca di un potente fertilizzante naturale, perfetta quindi per nutrire le piante che decorano il ristorante e i vegetali utilizzati in cucina. Gli stessi pesci e molluschi che si trovano nell’acquario, una volta cresciuti senza forzare i tempi e i processi, vengono utilizzati per approvvigionare il ristorante. Altrettanto innovativa è la scelta per quanto riguarda la carne. Il fornitore è lo Stemple Creek Ranch, che tratta il suolo sui cui pascolano le sue mandrie in modo tale da ridurre al minimo l’emissione di carbonio: un minor impatto sull’ambiente ma anche una migliore qualità di erba con cui nutrire gli animali. The Perennial, inoltre, sta lavorando per arrivare a essere, entro la fine dell’anno, il primo ristorante a utilizzare farina di Kernza per il suo pane. La caratteristica di questo tipo di grano è che si tratta di una pianta perenne, molto resistente, bisognosa di poche cure e in grado di essere sottoposta a raccolto più volte. Questo significa minor consumo di suolo, meno emissioni di carbonio e quindi ricadute minori sull’ambiente per arrivare ad avere una farina di qualità e ricca di proprietà nutritive.

A Leicester non si vive di solo calcio ma anche di cibo sostenibile e cooperazione. Dall’inizio dell’anno, infatti, Wonky Vegetables, con un pizzico di ironia, ricorda ai suoi clienti che, quando si tratta di frutta e verdura, non bisogna giudicare in base all’aspetto esteriore. Secondo stime recenti, circa il 40% dei vegetali inglesi, pur essendo fresco e di qualità, viene rifiutato dai supermercati perché si tratta di merce troppo brutta per essere esposta. All’insegna della consapevolezza alimentare – bello da vedere non vuol dire necessariamente più buono o più sano da mangiare – Wonky Vegetables sovverte i canoni estetici della grande distribuzione e consegna a domicilio, sulla base di una sottoscrizione settimanale, frutta e verdura brutte ma buone. In questo modo il Wonky Team supporta gli agricoltori locali, recuperando e vendendo i prodotti che normalmente sarebbero scartati dai supermercati e quindi destinati a essere buttati, e si fa sostenitore di un’etica di riduzione degli sprechi. Senza dimenticare la beneficenza, il 10% della frutta e della verdura viene, infatti, devoluto a charity locali.

Celebrate and normalize veganism”: con questo intento la newyorchese, vegana convinta, Cara Livermore ha fondato nel 2012 uno dei food magazine più belli nei quali vi potrà mai capitare di incappare. Chickpea è una patinata e ricchissima rivista trimestrale di cultura vegana, che affronta senza fanatismo ma con molta competenza temi come l’allevamento intensivo degli animali, gli OGM, l’uso di prodotti cruelty-free per cura della persona e tutto ciò che riguarda uno stile di vita anti-spreco e sostenibile. Non mancano ricette, consigli per gli acquisti, segnalazioni di ristoranti e caffetterie in un magazine bello da sfogliare che offre molti spunti di riflessione, non solo per i vegani.

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