Dopo avervi raccontato dei negozi che vendono una cosa sola, passiamo ora a mappare per voi alcuni ristoranti che hanno scelto di dedicare il loro menù a una sola preparazione o un’unica materia prima declinata in tutti i modi. Che sia una questione di pura ossessività o di passione assoluta per una ricetta o ancora di perfezionismo – fare una cosa sola ma farla benissimo – sta di fatto che questi locali funzionano, facendo della ripetitività un po’ maniacale il loro punto di forza e il loro tratto distintivo.

New York, Rice to Riches. Un take-away dalle atmosfere allegre e colorate, diventato negli anni una piccola istituzione di Nolita. Rice to Riches è una celebrazione, volutamente giocosa e ironica, del comfort food, il suo menù infatti prevede solo rice pudding, proposto in ventuno gusti, con una dozzina di topping diversi e due unità di misura: la normale ciotola oppure il formato Sumo (1 kg circa), che può essere anche ordinato online per essere consegnato a domicilio. Per i puristi o i meno coraggiosi c’è il classico Plain Vanilla, mentre i più arditi possono provare il Fluent in French Toast oppure il Pope Pina Colada II o ancora il Take Me to Tiramisù. Per noi i nomi rimangono la parte più divertente di tutta l’esperienza, ma bisogna ammettere che la qualità di questi pudding ha conquistato anche i più diffidenti fra i newyorkesi.

Madison (Wisconsin), Paul’s Pel’meni. Fino al 2013 Paul Schwoerer gestiva un classico coffe shop, dove accanto ad hamburger, sandwich e altri piatti del genere, era possibile anche assaggiare i pelmeni, i prelibati ravioli della tradizione russa. Grazie a questa specialità il locale si è costruito una fama così solida e una clientela così affezionata da spingere Schwoerer a chiudere la caffetteria per aprire un piccolo ristorante interamente dedicato ai pelmeni. Paul’s Pel’meni è un locale semplicissimo e informale con sei soli tavoli e qualche sgabello al bancone, il menù è altrettanto essenziale e prevede solo tre opzioni: ravioli di patate, di carne – che proviene esclusivamente dell’allevamento di Black Hearth Meats – oppure un misto dei due. Si può scegliere la mezza porzione oppure quella intera, si possono gustare da soli oppure – scelta consigliata – accompagnati da un insieme di condimenti: burro fuso, salsa al chili dolce, coriandolo tritato e per finire panna acida. Quest’ultima è fondamentale per bilanciare e stemperare il curry e il chili presenti. Una volta ordinati, i pelmeni vengono cotti al vapore sul momento e serviti caldi.

New York, Rice to Riches
Photo credits pagina Facebook di Rice to Riches

New York, Rice to Riches
Photo credits pagina Facebook di Rice to Riches
New York, Rice to Riches
Photo credits pagina Facebook di Rice to Riches

Madison, Paul’s Pel’meni
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Madison, Paul’s Pel’meni
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Parigi, Pomze
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Parigi, Pomze
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Parigi, Pomze
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Londra, Melt Room
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Londra, Melt Room
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Londra, Flat Iron
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Londra, Flat Iron
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Milano, Sorry Mama
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Milano, Sorry Mama
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Parigi, Pomze. Solo e soltanto mele in questo ristorante, ricavato dal recupero di un appartamento ottocentesco nel centro di Parigi, che è anche bar, negozio e sala da tè. Anima di questo particolarissimo progetto è Daniel Dayan, appassionato conoscitore di enogastronomia che dopo diverse esperienze all’estero (Vienna, Praga, Tokyo) ha deciso nel 2013 di tornare a Parigi per aprire un locale tutto suo dedicato a un frutto dalla storia antica e dalla straordinaria versatilità. La brigata di cucina – guidata da Kenichi Handa – è internazionale e per questo il menù d’impronta tradizionale si apre volentieri alla sperimentazione con pietanze come la vellutata di carciofi con sidro francese e andouille de Guemene (un salsiccia tipica della Bretagna), il filetto di sgombro scottato con mela Granny Smith, rucola e lime o il petto di gallina in aceto di sidro e arancio amaro. Il bar è, invece, un trionfo di sidro, presente in ben trenta varietà, tutte provenienti da produttori francesi di alta qualità, mentre il negozio propone non solo la bevanda fermentata ma anche marmellate, chutney, condimenti, dolcetti, caramelle e tante altre gourmandise tutte nel segno della mela.

Londra, Melt Room. Ritorniamo nell’ambito rassicurante e antidepressivo del comfort food con questo accogliente indirizzo londinese, aperto da poco meno di un anno e dedicato al cheese sandwich in versione gourmet. Il menù è molto semplice e include nove tipi di panini, che vanno dalla versione classica – con tre tipi di formaggio e cipolla – a quelle più particolari come il sandwich con il provolone e un’aggiunta di funghi oppure con il cheddar e il pastrami. Il tocco in più è dato dall’attenzione agli ingredienti come il pane di Bread Factory e l’ottima selezione dei formaggi che sono il cuore di tutte le ricette. Si può scegliere l’opzione take-away oppure consumare sul posto, cosa consigliatissima perché il cheese sandwich va mangiato subito con il formaggio caldo e filante.

Londra, Flat Iron. Un ambiente dalle luci soffuse e dai mattoni a vista, che con i grembiuli e i ganci da macellaio appesi alle pareti dichiara subito di non essere un posto per vegetariani. Il locale, infatti, propone un solo piatto eseguito alla perfezione: la classica flat iron steak, ovvero la bistecca alla griglia che si prepara usando solo il taglio che corrisponde al nostro cappello del prete. La cottura a regola d’arte – con una leggera crosticina in superficie e la carne tenera e rosa all’interno – ha reso celebre questo locale, nato nel 2012 come un esperimento pop-up ma diventato poi un ristorante permanente nel cuore di Soho proprio grazie al grande successo ottenuto in pochissimo tempo. Se la bistecca è l’unica opzione, è possibile, invece, scegliere il contorno – patate arrosto oppure fritte, insalata e verdure varie – e spesso sono disponibili dei piatti speciali che non tradiscono mai, però, la filosofia del locale, come il Deep Fried Béarnaise Burger o la Bavette di manzo Wagyu. Flat Iron non accetta prenotazioni ma si può ingannare l’attesa al piano inferiore dove il cocktail bar propone un’interessante lista di vini e ottimi cocktail. E non è finita qui, Flat Iron è diventato un locale così amato da spingere il suo fondatore – Charlie Carroll – ad aprire prima un secondo locale di piccole dimensioni sempre a Soho e a gennaio 2016 un terzo ristorante su due piani a Covent Garden.

Milano, Sorry Mama. Probabilmente le mamme italiche inorridiranno all’idea della lasagna vegana ma sarebbero senz’altro contente di sapere che una delle ricette più classiche della cucina di casa è diventata il fulcro di un intero locale. La sfoglia tirata a mano, la besciamella fatta in casa e l’utilizzo di soli ingredienti di qualità bilanciano i piccoli “tradimenti” che si perpetrano ai danni dell’originale. Accanto alla classica Emilia, infatti, spuntano varianti come Franca (sfoglie artigianali all’uovo con pesto genovese, fagiolini, parmigiano e besciamella), Elsa (sfoglie artigianali senza uovo con carote, peperoni, zucchine, piselli e besciamella vegana senza lattosio) e Valeria (sfoglie artigianali all’uovo con pesto di pistacchi di Bronte, scamorza, pancetta e besciamella), tutte da gustare velocemente sul posto oppure on-the-go o ancora da portare a casa, già pronte o solo da cuocere. Che dite mamme, possiamo perdonarli?

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