Sappiamo che stiamo azzardando un’affermazione ai limiti della banalità ma è un dato incontestabile che l’Italia, dal nord al sud, sia un paese ricco di storia. Reperti, monumenti, ville antiche e castelli sorgono lungo tutto lo stivale a testimonianza di avvenimenti che si perdono nelle brume dei secoli passati. E il nostro paese è così denso dal punto vista storico-artistico che anche luoghi insospettabili come caffetterie e bar sono portatori, spesso, di un passato glorioso, a volte quasi leggendario. Locali che nel corso dei secoli sono stati punti di ritrovo, luoghi di scambio e fruizione culturale, che hanno plasmato l’immaginario collettivo e contribuito a creare nuovi rituali sociali.

Vediamone alcuni, partendo da Bergamo, dove già dal 1476 è attestata l’esistenza della Locanda delle due spade. Nel 1681, quando in Piazza Vecchia – nel cuore di città Alta, dove si trova la locanda – viene eretta una statua del poeta Torquato Tasso, il locale prende il nome di “Torquato Tasso Caffè e Bottiglieria”, per poi diventare e restare, semplicemente Caffè del Tasso. Nel secondo Ottocento, gli austeri interni medievali lasciano il posto a uno stile più consono ai tempi. Sulle pareti, foto e documenti testimoniano la storia e i personaggi transitati nel caffè: da Agostino Pasquinelli, capobanda dei garibaldini che qui si riunirono per prendere parte alla spedizione dei Mille, a Charlton Heston; da Le Corbuisier a Helenio Herrera. Da qualche anno, oltre alla tradizionale attività di caffetteria, il Tasso è anche ristorante, dove si possono gustare piatti della tradizione rivisitati come i casoncelli alla insalatina di agrumi e gamberi. Il retso lo fa una fornitissima cantina, che mette a disposizione dei avventori una raffinata selezione di distillati da tutto il mondo e una scelta tra 300 etichette di vini pregiati.

Bergamo, Caffè del Tasso
Bergamo, Caffè del Tasso
Trieste, Caffè Tommaseo
Trieste, Caffè Tommaseo
Venezia, Caffè Florian
Bassano, Grapperia Nardini
Bassano, Grapperia Nardini

Da Bergamo, facciamo un lungo salto a Trieste, alla scoperta del mitico Caffè Tommaseo. Nel 1830 un padovano, Tomaso Marcato, aprì il Caffè dandogli il proprio nome (Caffè Tomaso) al posto di una caffetteria che si trovava nell’allora piazza dei Negozianti; quando, in seguito, la piazza fu intitolata al linguista, scrittore e patriota italiano Niccolò Tommaseo, il caffè prese il nome che conserva ancora oggi. Marcato, grande appassionato d’arte, abbellì il locale affidando l’incarico delle decorazioni al pittore Giuseppe Lorenzo Gatteri e facendo arrivare dal Belgio una serie di specchiere con le quali tappezzò le pareti. E poiché non di sola arte vive l’uomo, Marcato fu anche il primo a introdurre a Trieste il gelato artigianale, una vera novità per l’epoca. Ai tavoli del caffè, sostavano banchieri della Borsa, giornalisti della Favilla – giornale culturale triestino della prima metà dell’Ottocento –, artisti, avvocati e letterati come Stendhal, Joyce, Svevo e Kafka. Dal 1954 è tutelato come monumento storico e artistico e nel 1977 è stato restaurato e rinnovato nel segno dei tradizionali caffè viennesi.

A Tommaseo è, in un certo senso, legato anche il Caffè Florian a Venezia, quartier generale dell’insurrezione del 1848 contro l’Austria. Proprio qui i congiurati, infatti, chiesero la liberazione del patriota detenuto dagli asburgici. Inaugurato nel 1720 da Floriano Francesconi con il nome “Alla Venezia Trionfante”, ben presto fu ribattezzato semplicemente Florian, dal nome del suo proprietario, diventando il più famoso caffè in città, frequentato da personaggi come Casanova, Goldoni e Canaletto. Dalla sua postazione “privilegiata” sotto i portici delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco, oggi, il locale, pur restando saldamente ancorato alla tradizione, non disdegna di farsi teatro d’attualità organizzando manifestazioni culturali, in particolare nel settore dell’arte. Tutto ovviamente accompagnato dai suoi menù, i cui prodotti – dolci, semifreddi, torte, sfizi salati, tramezzini, snack e cicchetti – sono preparati quotidianamente dal Laboratorio Florian.

Restando in Veneto, un passaggio è d’obbligo a Bassano… e qui subito il pensiero va al ponte e alla grappa. E in effetti le due cose sono strettamente correlate. Nel 1779, infatti, fu proprio all’ingresso del Ponte Vecchio – eretto nel 1209, ricostruito da Palladio nel 1569 e sempre riedificato dopo ogni distruzione – che Bortolo Nardini aprì la Grapperia Nardini, la sua prima distilleria con annessa grapperia, a oggi la più antica d’Italia. Dalla fine della Repubblica di Venezia al tramonto di Napoleone, dall’occupazione degli austriaci all’unità d’Italia, dalle guerre mondiali alla nascita della Repubblica, la grapperia ha visto passare la Storia e ha fatto la storia dell’arte distillatoria: è qui che, nel 1860, la tradizionale distillazione a fuoco diretto viene sostituita con quella a vapore; ed è sempre sulle rive del Brenta che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si introdussero due importanti innovazioni: l’invecchiamento della grappa in botti di rovere e la distillazione sottovuoto. Ancora oggi, è sufficiente entrare nella storica grapperia al Ponte Vecchio, calpestare i vecchi pavimenti in marmo, sfiorare il grande bancone in legno, e guardare con curiosità agli originali alambicchi e agli scaffali pieni di bottiglie per respirare storia, passione e tradizione.

To be continued

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