In principio furono i concept store, abbigliamento e arredo, prodotti di bellezza e magazine, gourmandise e gioielli, pezzi vintage e altri super contemporanei collegati fra loro da un approccio curatoriale che consente ai clienti di vivere un’esperienza estetica coerente, un’immersione in un mood declinato attraverso i diversi oggetti esposti. L’evoluzione di questi store potrebbe essere individuata negli spazi ibridi che, piano piano ma con costanza, si stanno facendo strada un po’ ovunque e che contaminano in uno stesso luogo funzioni ed esigenze diverse. In parte come risposta a stili di vita sempre più liquidi e multitasking, in parte come tentativo di costruire intorno al proprio punto vendita una comunità di persone – e non semplicemente di clienti fidelizzati – che in questi luoghi fanno compere, pranzano, lavorano e incontrano gli amici, mescolando passioni e lavoro, esperienze di acquisto e socialità.

Difficile trovare in questi casi una definizione che possa essere pienamente esaustiva. Come etichettare, per esempio, Galeria, fondata a New York da Jairo Barros? Il locale in prima battuta può sembrare un ristorante che punta tutto sulla freschezza dei suoi piatti biologici, preparati utilizzando solo ingredienti freschi, che vengono consumati entro 48 ore dalla delivery e che provengono da fornitori locali accuratamente selezionati. Ma, al di là dell’esperienza gastronomica, i clienti possono anche decidere di acquistare ognuno degli oggetti presenti nel locale: tavoli, sedie, bicchieri, piante, posate, installazioni e tutto l’arredamento, che è un insieme armonioso di pezzi unici, in parte realizzati artigianalmente dallo stesso proprietario, in parte comprati nei suoi viaggi in giro per il mondo. Il desiderio di Barros è che le persone vogliano e possano portare a casa un pezzo della sua storia, piccolo o grande che sia, insieme alle emozioni a esso legate. Per finire, Galeria è anche un modo nuovo di interpretare la galleria d’arte, dove il cibo funge da collante e da attivatore di relazioni. Con l’intento di creare intorno all’arte un contesto sociale ed empatico, ogni mese vengono esposte le opere di un artista diverso, che entra in contatto in maniera attiva e diretta con i suoi possibili compratori, evitando così la freddezza delle pareti bianche e asettiche delle gallerie tradizionali.

New York, Galeria
Photo credits Galeria – Pagina FB
New York, Galeria
Photo credits Galeria – Pagina FB
New York, Galeria
Photo credits Galeria – Pagina FB

Sidney, The Barber Shop
Photo credits The Barber Shop

Sidney, The Barber Shop
Photo credits The Barber Shop

Amburgo, Property of…
Photo credits www.cool-cities.com

Milano, Coffice
Photo credits Coffice

Milano, Coffice
Photo credits Coffice

Milano, Ciclosfuso
Photo credits www.cykelnmagazine.com

Milano, Ciclosfuso
Photo credits www.cykelnmagazine.com

San Paolo, House of Bubbles, le socie fondatrici
Photo credits House of Bubbles

E se negli ultimi anni abbiamo assistito al dilagare di barber shop che ri-attualizzano in chiave hipster gli antichi riti della rasatura e del taglio di capelli, sicuramente non avevamo ancora visto la crasi con un’altra delle tendenze in voga, ovvero il buon bere miscelato di ispirazione retrò. Ci hanno pensato a Sidney, dove Mike Enright ha fondato The Barber Shop, spazio dalla doppia vocazione che più Vittoriano non si può: durante il giorno i suoi Master Barbers offrono trattamenti per veri gentleman contemporanei; di sera le luci si abbassano, la musica si fa d’atmosfera e si aprono le porte del cocktail bar, al quale si accede passando dalla barberia che rimane in funzione anche durante la serata. Un vero e proprio secret bar dove vengono serviti ottimi drink, birre esclusivamente australiane, una lista di vini principalmente francesi e una collezione di gin di tutto rispetto.

Property of…, invece, è un brand artigianale olandese fondato nel 2006 con l’intento di proporre una linea di borse, porta computer, portafogli e accessori unisex con un’attitudine tradizionale ma non eccessivamente classica, adatta agli stili di vita urbani contemporanei: linee pulite, finiture accurate e il vezzo di un nome che nega la presenza del brand per lasciare spazio all’individualità di chi possiede l’oggetto (“di proprietà di… ”). Quando i fondatori del marchio hanno deciso di aprire il loro flagship store di Amsterdam hanno scelto il delizioso quartiere di Jordaan, ma soprattutto hanno optato per un concept molto accogliente, facendo di una micro-caffetteria il cuore di tutto il negozio. Sempre con la stessa filosofia, nel 2014 hanno aperto un secondo punto vendita ad Amburgo, riqualificando un vecchio bistrot e conservandone il bel bancone centrale. Caffè organici, macchine per l’espresso dalle linee retrò, filtrati e altre bevande naturali e fair-trade per un caffè old-style dove è possibile anche sfogliare una bella selezione di magazine indipendenti.

Continuiamo a parlare di caffè di nuova generazione ma ci spostiamo a Milano, dove Irene e Alberto, poco più di un anno fa, hanno importato in città un concept abbastanza diffuso nel Nord Europa, basato sul “consumo del tempo”. Ampio, luminoso e tutto giocato su colori neutri senza risultare freddo, Coffice è un misto di tante cose: caffetteria, punto di incontro per preparare gli esami, bar di quartiere e anche ufficio per i lavoratori nomadi dei nostri tempi. Si paga la prima ora (4 euro), mentre successivamente gli scatti vanno di mezz’ora in mezz’ora (1,50 euro), in cambio si ha a disposizione una postazione, wifi gratuito e accesso illimitato a un buffet molto semplice ma ben assortito che comprende bevande calde e fredde, spuntini dolci e salati e frutta fresca. Non mancano scanner e stampante. È uno spazio davvero polifunzionale, attrezzato per il lavoro e per lo studio, ma capace anche di accogliere – con la sua confortevole zona salotto allestita con divano, poltroncine e libreria – chi vuole sostare per leggere, chiacchierare o semplicemente poltrire.

Sempre a Milano troviamo una declinazione in salsa italica del classico bike-cafè. Ciclosfuso è un bello spazio in via Vigevano, che conserva il sapore – ingentilito – del vecchio magazzino industriale dal quale è stato ricavato; dall’ingresso laterale si accede all’officina che vende bici col proprio marchio – rigorosamente made in Italy e personalizzabili in ogni dettaglio – ma anche brand come Cinelli e Tern. C’è poi una piccola area per veri amatori, dedicata alle bici vintage, alcune sono solo in esposizione, altre si possono anche acquistare. Chi entra, invece, dal cortile in stile vecchia Milano viene accolto da un bel bancone e da imponenti botti di acciaio che contengono otto tipi diversi di vino (cinque bianchi e tre rossi) a disposizione per la mescita e per l’asporto. Accanto al vino sfuso, c’è anche una ristretta selezione di etichette provenienti da aziende vinicole italiane. Per quanto riguarda il cibo, si punta sulla valorizzazione delle tante piccole realtà di qualità presenti su tutto il territorio italiano con un menu che propone principalmente salumi e formaggi.

Concludiamo la nostra rassegna a San Paolo dove House of Bubbles ottimizza spazi, funzioni e tempi all’insegna della sostenibilità e del risparmio. Il negozio, infatti, lavora con un’innovativa formula di abbonamento mensile, che consente a chi lo sottoscrive di noleggiare per trenta giorni capi di abbigliamento di brand come Zadig&Voltaire, Christian Dior, Anthropologie, Osklen, Cris Barros e tanti altri. Allo scadere del mese gli abiti vengono riconsegnati e invece di lavarli a casa si può usare la lavanderia a gettoni comunicante con il negozio. Un modo efficace e anche divertente per ridurre gli sprechi e i consumi, senza rinunciare al lusso di indossare un capo del proprio stilista preferito.

 

 

Lascia un commento

La tua mail non verrà pubblicata.