Correva l’anno 2010 e, in “Storia d’amore vera e supertriste” – romanzo che abbiamo molto amato – Gary Shteyngart raccontava alla sua maniera amara ed esilarante di un futuro immaginato (ma non troppo) in cui le persone comunicano solo attraverso l’apparat, un piccolo dispositivo che si porta attaccato al collo che registra e mette a disposizione pubblicamente tutti i nostri dati (dall’età al conto corrente fino allo stato di salute) compreso l’indice di “figaggine” e appeal sessuale, comunicato istantaneamente a tutti i presenti ogni volta che, per esempio, si fa l’ingresso in un locale pubblico.

 

Suona familiare, vero? All’alba del 2016, infatti, possiamo affermare che questo scenario è tutt’altro che fantascientifico, soprattutto da quando Tinder, l’arcinota app di dating, ha cominciato ad attribuire ai suoi utenti – oltre 9 milioni di persone solo in Italia – un punteggio che ne classifica la desiderabilità.

 

Sarà chiaro anche a voi che siamo di fronte a un fenomeno sociale che, grazie ai dispositivi mobili e la geolocalizzazione, sta ridefinendo le regole degli incontri e delle relazioni. Ma facciamo un passo indietro. Ricordate? In principio fu Bang with Friends, dal nome tutt’altro che evocativo [oggi diventato Down, applicazione di Facebook a cui, se non altro, va il “merito” di essere stata la prima a far cadere il velo di “ipocrisia” che ammantava i social network tutti, da sempre utilizzati dai più a scopi di “acchiappo”. Con un sistema semplicissimo la app permetteva di apporre, in totale anonimato, la tag “bang” a chi tra i nostri amici di Facebook avremmo volentieri chiesto di uscire se solo avessimo trovato il coraggio di farlo. Se la persona dall’altra parte faceva la stessa cosa con noi, una mail ci avvertiva dell’avvenuto match. Quello che stava succedendo, in pratica, era che c’era finalmente un modo per superare l’imbarazzo iniziale.

 

Da allora in poi, rimediare un appuntamento galante è diventato facile quanto uno swipe. Termine, e nuovo gesto, introdotto da Tinder – ma siamo abbastanza sicure di non dovervelo spiegare – che permette con un veloce movimento del dito sullo schermo dello smartphone di dire Si o No a un probabile partner, a seconda che sia verso destra o verso sinistra, senza più fraintendimenti di sorta. È tutto nelle premesse e il meccanismo è lo stesso per quasi per tutte le app che continuano a nascere come funghi: a iscrizione compiuta, si cercano ragazzi o ragazze scorrendo una serie di fotografie di persone più o meno vicine a noi e, solo in caso di gradimento reciproco, si avvia la conversazione in chat per poi, eventualmente, passare all’incontro fisico.

 

Particolarmente intrigante è il funzionamento di Happn che dà una bella mano alla serendipity. Vi siete invaghite di quel ragazzo schivo che incontrate ogni giorno in metropolitana? Qualcuno vi ha folgorate mentre camminavate per strada? Iscrivendovi a Happn avrete la possibilità di scoprire se la persona che avete incrociato e vi ha colpito possiede un profilo e mettervi in contatto con lei. La privacy è garantita e per contattare un altro utente bisogna seguire una rigida procedura.

 

E alle sostenitrici del girl power ha pensato Bumble, la app nata da una costola di Tinder. Il procedimento è sempre lo stesso ma il primo passo, ossia il primo contatto in chat, lo possono fare solo le donne. E per farlo hanno a disposizione un tempo massimo di 24 ore dopo il quale la connessione col partner scompare. Gli uomini, da contro, hanno la possibilità di estendere un solo match al giorno per altre 24 ore. Nei primi sei mesi di vita la start-up ha messo in contatto oltre 20 milioni di persone.

 

E molte app si stanno attrezzando in risposta alle geometrie sempre più variabili dei rapporti di coppia contemporanei. OkCupid ha introdotto una funzione che permette alle persone il cui status è “sto uscendo con qualcuno”, “sono sposato/a” o “sono in una relazione aperta” di collegare il proprio profilo a quello del partner ufficiale e cercare, insieme, altre persone che vogliono unirsi alla loro relazione. Se siete adepte del poliamore, questa è la app che fa per voi.

 

Per chi tra voi, invece, difende strenuamente la monogamia è nata Fidelity Dating. Il funzionamento è sempre identico ma prima di iscrivervi dovrete sottoscrivere un contratto in cui affermate di essere single e promettete impegno e fedeltà nei confronti degli altri membri. La mission (a nostro avviso abbastanza impossible) è restituire fiducia e far incontrare tra loro persone che sono diventate scettiche e insicure a causa dei tradimenti subiti.

Insomma, il dibattito è aperto. La neonata pagina Facebook Chattami ma di baci saziami, in un esperimento antropologico tra il serio e il faceto, sta raccogliendo storie e opinioni dalla viva voce di chi sta un po’ alla volta gettando le basi di questa nuova educazione “sessimentale”. Dalle testimonianze della pagina scoprirete che, tramite queste app, alcuni si sono fidanzati, molti le utilizzano per esplorare una città nuova, tantissimi per un’avventura senza impegno e qualcuno trova persino lavoro.

 

In conclusione, che sia l’inizio di un nuovo modo di intendere i rapporti o l’inizio di un’apocalisse relazionale lo scopriremo solo vivendo.

Lascia un commento

La tua mail non verrà pubblicata.