Dice di non programmare nulla, di vivere tutto “di pancia” e di aver fatto dell’#acaso una filosofia di vita. Ma non credetele: è organizzatissima, ha idee molto chiare e un sacco di progetti per la testa, il tutto condito da una buona dose di ironia e schiettezza da toscana doc.  Provare per credere.

Ci racconti come è nato The Fashion Politan?

Come si dice sempre, ma in questo caso “sempre” è per davvero, è nato per caso. E “per caso” poi è diventata la mia filosofia principale, anzi “#acaso”. Ho fatto casino, credo.
Trilioni di anni fa aprii un blog su Splinder, aveva un nome improbabile, Barbie Lucy, d’altra parte ero io nella versione adolescente, quindi abbiate pietà. Dopo anni lo chiusi perché Splinder era diventata una piattaforma non più nelle mie corde, e ne aprii un altro dopo un po’, Fashion Politan. All’epoca ero astemia, adesso non più, e proprio per la mia filosofia #acaso, chiamami il blog con un nome che, paradossalmente, avrebbe richiamato un cocktail, idem per ciascuna categoria di esso (Fashionoska, Bellini, Negroni…). All’inizio era solo moda, ma non nel senso tradizionale, perché odio parlare di moda, ovvero descrivere come rosso un vestito rosso, poi si è evoluto in lifestyle, nome che adesso è di super tendenza. È  proprio di questi giorni un restyling e ho in mente altre novità, quindi “rimanete connessi” (se potete più di così).

All’inizio pensavi che potesse diventare un lavoro a tempo pieno?

Ovviamente no. Poi sono arrivati gli uffici stampa con delle richieste che all’inizio mi parevano strane, come ad esempio indossare un abito (mi dicevo “perché io, non sono mica Kim Kardashian!”), o aziende che mi proponevano progetti più strutturati. Adesso il blog è sia un lavoro, che una vetrina per far capire ciò che so fare, scrivere e fare foto, e fungere quindi da link diretto per altri lavori, come ad esempio la copy per un magazine, o l’autrice per programmi in onda sul web.

Dentro c’è tanta moda ma anche viaggi, sport, cinema, il tutto mescolato con molta sana ironia. Quindi, come lo definiresti?

Un casino? Io lo definisco nostalgicamente un diario di esperienze personali, ovvero tutto passa da me e dal mio punto di vista, faccio da filtro per ciò che vedo, e da quel filtro nascono storie, perché a me piace raccontare storie. Chiamate il mio blog “appunti”, “Smemo 2.0”, chiamate Fashion Politan come vi pare, non ci sono definizioni che preferisco o che mi offendono.

E pensando al futuro come ti piacerebbe che evolvesse?

Come ho detto prima è partita come piattaforma in cui c’era solo moda, un hobby a tempo non pieno. Adesso tutte le mattine prima di fare qualsiasi cosa apro il blog, i social, controllo, raccolgo materiale, scrivo su Fashion Politan, penso ai cambiamenti che potrei fare per migliorarlo, e così via. Insomma adesso è un lavoro, anche se per molti è difficile a credersi.

 
 
 

Blogger e influencer, come gestisci l’annosa questione delle collaborazioni con i brand di cui parli sul tuo blog? Che regole ti sei data?

La prima regola è che non si lavora per la gloria, non si lavora senza una remunerazione. Perché fino a prova contraria non mi risulta si campi d’aria. Decido io se fare collaborazioni gratuite, se mi innamoro di un marchio, se è per un amico, se mi piace il “mood” che c’è dietro a ciò che c’è da spingere. Altrimenti se io do un servizio, devo essere pagata, parlando fuori dai denti. Ci sono dentisti che intervengono gratuitamente? Non mi risulta. Campiamo di collaborazioni, il segreto è farle bene ed essere coerenti. Non ho mai accettato lavori pagati se non in target con il mio profilo, anche perché chi mi legge non è sciocco. Poi la verità è che spero e penso finisca l’epoca delle marchette spudorate, il pubblico non ne può più di leggere “bellissimo questo vestito”, quando è palesemente osceno. Credo il futuro sia nell’esperienza, nel contenuto reale.

Ci racconti del tuo libro Quella certa dipendenza dal tasto invio?

Sono anni che scrivo cose, pensieri e racconti. Due anni fa partecipai a un concorso letterario e la cosa mi divertì molto, dovetti scrivere una storia assurda, con personaggi assurdi (i racconti fantastici sono i miei preferiti da scrivere). Un anno dopo ho incontrato l’editore di Baldini & Castoldi, al quale ho fatto leggere alcune mie cose e lui mi ha dato carta bianca. Forse ho scelto la via più facile, o difficile, dipende dai punti di vista, ovvero imbastire un romanzo sul mio mondo, quello della moda e dei social network, condito da cinismo e pillole d’amore allo stesso tempo. Alla fine ho scritto quasi 400 pagine, e non ho mai capito come diavolo ho fatto, anche perché chi sapeva come scrivere un libro?

Lina Frida, la tua mitica gatta: ti viene mai il sospetto che la vera influencer fra voi due sia lei?

Capita che aziende contattino lei e non me! Ci sono davvero brand che si sono innamorati di lei e che la vogliono protagonista. E come dare loro torto!

La tua filosofia di vita #a caso: ce la spieghi in due parole?

Programmare, stabilire, pensare troppo è noioso e non stimolante. Ad esempio: se viaggio, mi organizzo il minimo necessario, poi vado dove mi porta il cuore. Se lavoro idem: è difficile sappia di cosa parli in un post prima di aver poggiato le dita sulla tastiera. La filosofia #acaso parte cronologicamente “dalla pancia”, dalla propria immaginazione, per poi unirsi alla mente per avere un senso. Penso sia una filosofia “sensatamente creativa”.

Parliamo di moda.

Cosa non deve mai mancare secondo te nell’armadio di una donna?

Una camicia bianca dal taglio maschile, un paio di pantaloni anni Quaranta, ampi e a vita alta, un body nero, una gonna-tubino sotto il ginocchio, un tailleur giacca-pantalone, una T-shirt bianca.

A cosa non rinunceresti mai del tuo guardaroba?

Se gli accessori sono da considerarsi nel guardaroba, gli occhiali da sole.

Hai un’evidente passione per il vintage, ma ti piace anche mescolare stili e generi. Come definiresti il tuo di stile?

Diciamo che è… vario, per non dire un casino. Faccio voli pindarici dai Quaranta ai Novanta che è una bellezza.

Domanda cattiva: quali capi “di moda” non vorresti più vedere in giro? Se vuoi comincio io: le ciabatte reloaded, lisce, di pelliccia, in tutti i modi.

Le ciabatte con il pelo dentro, le magliette da uomo con lo scollo a V, i fuseaux intesi come pantaloni (specie se addosso a donne troppo formose), la canottiera da cui s’intravedono improbabili reggiseni, i jeans a vita bassissima, l’acrilico specie se si hanno problemi di sudorazione.

Invece, pensando alle ultime sfilate milanesi, cosa ti è piaciuto particolarmente?

I cappotti di Max Mara (specie quello dorato, modalità cioccolatino), i cappelli da marinaia di Prada, i colori di Salvatore Ferragamo, i vestiti scintillanti di Dolce & Gabbana.

La classica domanda finale da brava intervistatrice: progetti per il futuro? Ci vuoi anticipare qualcosa?

Sicuramente voglio scrivere un altro libro e riorganizzare il blog. Vorrei concentrarmi sulla parte video, che è quella che mi diverte di più. Il problema poi è che a me piace tutto e mi entusiasmo in un attimo, quindi in teoria di progetti ne avrei un miliardo, compreso quello di conquistare il mondo.

Trovate Lucia qui

The Fashion Politan: http://thefashionpolitan.com/

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Instagram: @fashionpolitan / @thenostalgictraveller

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