Una chiacchierata Milano/Londra con Anna Prandoni, vulcanico direttore dell’Accademia Marchesi. Dice di abitare orgogliosamente a Busto Arsizio, nonostante il lavoro la renda molto itinerante. Ha lavorato per 15 anni alla Cucina Italiana, ricoprendo diversi ruoli, ma è stata anche ispettore per la guida de L’Espresso e ha scritto itinerari golosi per le pagine lombarde del Corriere della Sera. È Ambassador di WE-Women for Expo, co-fondatrice di MilanoSecrets – magazine online e libro che racconta Milano da una prospettiva insolita – e mente e penna del sito Una ricetta al giorno, progetto corale che, al grido di “più cibo, meno food”, vuole raccontare il mondo del cibo in modo serio e competente ma senza prendersi troppo sul serio. Capite perché l’abbiamo definita vulcanica?

Dal giornalismo enogastronomico alla formazione, ci racconti il tuo percorso professionale?

A dire la verità il percorso è inverso, o meglio, circolare. Ho iniziato alla Scuola de La Cucina italiana proprio organizzando corsi e adesso sono tornata al primo amore. Ma nel frattempo c’è stata la parte editoriale, che adesso prosegue sul sito unaricettalgiorno.it. Insomma, un giusto mix tra giornalismo e formazione, con il cibo al centro di tutto.

Come direttore dell’Accademia di Gualtiero Marchesi di cosa ti occupi? Che impronta stai dando all’Accademia?

Sono completamente d’accordo con il Maestro: prima vengono le basi. Quindi sto cercando di portare avanti questa idea all’Accademia, organizzando i corsi per professionisti e per amatori mettendo al centro della loro formazione gastronomica le tecniche. In fondo in fondo, le ricette non servono a granché se non conosci le basi!

Lavorare con un vero maestro: immagino sia un grande privilegio e anche una grande scuola, cosa stai imparando? Com’è lavorare con lui?

Sto imparando moltissimo, ogni giorno una nuova idea o un nuovo spunto di riflessione. Ma credo che il più grande insegnamento che mi ha dato il signor Marchesi sia la concretezza. Se hai un’idea, portala avanti, e fallo adesso. Se vuoi conoscere qualcuno o qualcosa, fallo, e subito. Insomma, non procrastinare, non dire “mi piacerebbe fare…” ma, semplicemente, fallo. Forse questo mese che sto trascorrendo a Londra lo devo anche a questo suo modo di prendere la vita.

Vieni da un’esperienza importante in quello che può essere considerato IL giornale enogastronomico italiano e allo stesso tempo conosci e usi – molto bene – il web e i social. In un momento in cui è difficilissimo capire quali potranno essere le evoluzioni future e gli equilibri fra carta e web, quali sono secondo te le strade percorribili dal giornalismo di settore?

Ricominciare a scrivere per il lettore, e non per i clienti. Non mi stancherò mai di sottolineare l’importanza di questo principio. A prescindere dal contenitore, è il contenuto che ci caratterizza e che deve rimanere al centro della scena. E il contenuto dev’essere autentico, concreto, utile e bello, se no, abbiamo perso la partita in partenza. Poi, come e dove verrà distribuito è un altro problema.

Giornalisti, food writer, blogger, influencer: come sta cambiando la scrittura professionale legata al cibo?

È un cambiamento continuo, e non siamo ancora in equilibrio, se mai ci torneremo. Ma in fondo – come sopra – non è importante come si chiama chi scrive di cibo o di altro, l’importante è che lo faccia con competenza e cognizione di causa, con costanza e con passione. E chiunque scriva lo deve fare per il suo lettore, non perché è stato pagato da un’azienda per farlo.

I food blogger: categoria demonizzata da alcuni, forse eccessivamente incensata da altri. Cosa ne pensi tu?

Vedi sopra. Con una postilla: scrivere ricette, scrivere di cibo in generale è una grande responsabilità e va fatto con competenza. La passione, da sola, non basta. Un esempio per tutti: se c’è un’emergenza tipo quella della carne rossa, scrivere una cosa o un’altra cambia radicalmente il mercato e le conoscenze del pubblico. Occorre fare grandissima attenzione, perché l’allarmismo è dietro l’angolo.

A questo proposito mi ha molto incuriosita il progetto di Tavola Spigolosa. Ce ne parli?

Nel nostro settore ci sono mille occasioni per incontrarci, ma nessuna per confrontarci. Questo ciclo di appuntamenti a porte chiuse ma visibile in diretta sulla pagina di Facebook di Una ricetta al giorno vuole diventare un primo momento di approfondimento per chi si occupa di giornalismo enogastronomico e vuole comunicare il cibo. Ne abbiamo davvero bisogno!

Hai dato definitivamente addio al giornalismo oppure ti vedremo scrivere ancora?

Scrivo ogni giorno, su tutti i miei profili e sul sito. Scrivo per MilanoSecrets e… come dicevo, non è importante lo strumento che delivera il contenuto, è importante il contenuto!

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro dall’Accademia Marchesi?

Ci puoi anticipare qualcosa? Beh, dopo la firma di Varese siamo completamente concentrati sulla nostra futura e prestigiosa sede: non solo un luogo dove fare formazione gastronomica ma un posto dove troveranno spazio tutte le arti e la creatività verrà spiegata a 360 gradi.

Invece, un tuo progetto, sogno nel cassetto che vorresti mettere in opera?

Uno? Ho mille sogni e mille cassetti! Il più concreto e attuale: sto lavorando ad una mia azienda, ma è ancora troppo presto per parlarne!

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