Questa volta tocca a Giulio Passerini raccontarci cosa, dove, come legge.

Giulio si occupa di comunicazione e tascabili per le Edizioni E/O, scrive di libri su panorama.it e ha scritto un libro tutto suo dedicato ai litigi fra gli scrittori, Nemici di penna (Editrice Bibliografica). Lo trovate qui ma soprattutto su Twitter. 

Dove leggi solitamente?

I posti deputati sono tre: in poltrona, a letto, seduto alla scrivania. Dipende soprattutto da cosa sto leggendo e da come lo voglio leggere. Se devo prendere appunti o sottolineare, meglio seduto alla scrivania. Se invece voglio godermi un bel romanzo, la poltrona è il posto migliore. Il letto, infine, è il posto dei fumetti e delle graphic-novel. Capita spesso anche in piedi ultimamente, con lo smartphone in mano, magari mentre sono in coda da qualche parte o aspetto la metro.

Quando? C’è un momento della giornata che preferisci?

Se leggo per il mio piacere, il momento che preferisco in assoluto è quello tra la fine della giornata di lavoro e la cena. Mi aiuta a staccare davvero, a entrare in un tempo fatto solo per me.

C’è qualche rituale legato alla lettura che “applichi” fedelmente?

Come segnalibro uso i post-it. Non so perché ma i veri segnalibri mi fanno una singolare antipatia. E poi uso penna ed evidenziatore (vade retro feticisti delle cose cancellabili) ma solo sui saggi. Non mi vergogno di lasciare i libri a metà.

Leggere (molto) è il tuo lavoro, o meglio una parte considerevole di esso. Come influisce questo sul tuo modo di leggere? E in che tipo di lettore ti ha trasformato? 

Ho la fortuna di dedicare molto del mio tempo a una delle mie più grandi passioni e questo fa di me un lettore famelico particolarmente appagato. A volte però rischio di cadere nell’eccesso opposto. In quei casi un po’ di dieta non farebbe male.

Come scegli i libri del tuo tempo libero, chiamiamoli così? Qualche guilty pleasure, qualche mania da confessare? 

Visto che la collana di cui mi occupo, Gli Intramontabili, accoglie autori del passato recente, nel mio tempo libero cerco di leggere quello che mi riconnette al presente: romanzi appena usciti, tanta saggistica, fumetti, articoli, riviste. Nessun guilty pleasure, sono convinto che in letteratura non esistano. Diffido moltissimo di chi legge solo classici.

Cosa stai leggendo adesso?

Ho appena finito Il professore sul ring (Bollati Boringhieri), un saggio di Jonathan Gottschall sulla sociologia del combattimento agonistico. Ora vorrei iniziare Antracite (Mondadori), un romanzo fanta-western di Valerio Evangelisti.

Ci racconti il tuo lavoro? 

In casa editrice mi occupo di due cose: curo la collana degli Intramontabili e lavoro nell’ufficio stampa tenendo i rapporti con i giornalisti. Faccio in modo che i libri belli ottengano visibilità, scegliendoli come editor o promuovendoli come pr.

Da addetto ai lavori, che idea ti sei fatto delle varie campagne a sostegno della lettura (#ioleggoperché e simili)?

Così come sono molte le cause del declino della lettura, così devono essere molte e diverse le risposte. Una campagna di comunicazione, da sola, cambia poco e non risolve niente. Ma se questa iniziativa si inserisce in un sistema ricco e differenziato di azioni volte alla promozione di un certo tipo di cultura, allora può diventare un tassello importante. Questo sistema oggi manca.

E/O è la casa editrice di Elena Ferrante. Quanto è complesso, ma immagino anche stimolante, lavorare sul caso editoriale degli ultimi anni?

È complesso e stimolante, hai detto bene. È qualcosa di mai accaduto nell’editoria, e lavorare a qualcosa che non ha precedenti è professionalmente esaltate. È come solcare mari inesplorati: ogni secondo potresti scoprire una nuova terra ricca di tesori o essere investito da un tifone. Sei sempre all’erta, ma pieno di adrenalina.

Non vi sarò mai abbastanza grata per aver contribuito, insieme a Il Saggiatore, a far conoscere di più e meglio Joan Didion in Italia. Cosa la rende secondo te una scrittrice così amata?

Due cose: la sua estrema lucidità e la sua assoluta onestà intellettuale. Due doti di cui sono convinto che in anni di grande confusione si senta molto bisogno. Non che leggere Joan Didion aiuti a chiarirsi le idee, tutt’altro! Ma di sicuro regala una nuova consapevolezza della complessità di sé e del mondo.

Infine, ultimissima domanda da brava intervistatrice: ci consigli qualche buon libro da leggere?

Il libro forse più bello che ho letto lo scorso anno è stato L’istinto di Narrare, un brillante saggio sulla narrazione scritto da Jonathan Gottschall. Fra i nostri autori, oltre ovviamente a Joan Didion ed Elena Ferrante, vi consiglio Ernst Lothar autore della Melodia di Vienna, una meravigliosa saga familiare mitteleuropea. Infine, una delle mie fissazioni: Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo (Rizzoli), probabilmente il più bel romanzo del ‘900 italiano.

 

 

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