Quando si tratta di colazione per noi esiste un solo e unico punto di riferimento, The Breakfast Review. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata a base di cappuccio a regola d’arte, latte macchiato, brioche e vari rituali legati al pasto più importante della giornata con Simone Tolomelli – uno dei fondatori del magazine – e con Francesca Milano che con TBR collabora.

Vi immaginiamo come un collettivo con una grande missione da compiere: trovare il locale perfetto per la colazione perfetta. Stiamo esagerando?

Simone: No, non esagerate: è esattamente così. Poi col tempo abbiamo capito che il locale perfetto non esiste, ma ci battiamo perché i bar cerchino almeno di evitare grossi errori. Perché la colazione è importante ma troppo sottovalutata: c’è ancora chi si accontenta di bere un caffè al volo al bancone del bar o chi, addirittura, la salta del tutto, spesso perché insoddisfatto del bar sotto casa. In Italia ci sono 149mila bar per cui il messaggio è: non disperate, dietro l’angolo c’è sicuramente una colazione migliore.

Ci raccontate come è nato The Breakfast Review?

Simone: Nel 2011, stanchi dell’ennesimo cappuccino sbagliato, ci siamo seduti attorno a un tavolino e ci siamo detti che non si poteva proprio continuare così. C’era bisogno di una bussola che ci indirizzasse verso colazioni in grado di farci iniziare la giornata col piede giusto, ma quella bussola non c’era. Così abbiamo pensato di realizzarla noi.

Evidentemente c’è un dato autobiografico: nel vostro quotidiano attribuite una certa importanza al momento della colazione. Ci raccontate cos’è per voi: una comfort zone prima di affrontare la giornata, un momento da condividere con qualcuno oppure solo vostro? Come funziona?

Francesca: Per me, che per mestiere faccio la giornalista, la mattina è l’unico momento libero della giornata per cui me lo godo a pieno, o almeno ci provo. Adoro provare nuovi bar, ma ho anche bisogno di tornare ogni tanto in quelli che considero “casa”, posti dove posso passare ore a leggere i quotidiani, meglio se su un comodo divano (questo è un appello ai bar di Milano: più divani, per favore!). Per moltissimo tempo la colazione è stato per me un rito felicemente solitario, ma devo ammettere che ultimamente mi piace condividerlo con le persone a cui voglio bene: è un momento per raccontarsi che giornata ci aspetta, per farsi forza a vicenda prima di una riunione di lavoro o per raccontarsi il sogno della notte. Ho una mia teoria secondo cui chi si dà appuntamento a cena ha più probabilità di litigare, perché si porta addosso tutte le tensioni della giornata appena conclusa. A colazione, invece, non si litiga (quasi) mai perché si è ancora freschi e riposati.

La vostra idea di colazione perfetta qual è? E siete di quelli che fanno solo colazione al bar, oppure anche a casa dedicate una certa attenzione al rito?

Francesca: Da anni sto combattendo due personalissime battaglie. La prima è quella della colazione a domicilio: trovo ingiusto che i locali consegnino pranzi e cene a casa, ma nessuno (o quasi) si sia ancora preoccupato di organizzare un servizio di colazioni a domicilio. Sarebbe bellissimo ricevere una brioche sulla porta di casa, e ancora più bello sarebbe poterla “inviare” a qualcuno per augurargli buona giornata. La seconda battaglia riguarda, invece, il latte macchiato: non ho ancora trovato un bar che lo prepari come piace a me. Per questo, ogni tanto preferisco fare colazione a casa, dove il latte macchiato è perfetto perché scelgo io le dosi esatte di latte e di caffè. Sia al bar che a casa, comunque, la colazione è un momento sacro: adoro per esempio apparecchiare la tavola per la colazione fin dalla sera, e in maniera perfetta.

Simone Tolomelli
Francesca Milano

Come è composta la vostra redazione?

Simone: Negli anni la squadra di TBR è cambiata: qualcuno è arrivato, qualcuno è andato. Adesso i collaboratori sono circa una decina e sono sparsi in tutta Italia, ma la nostra porta (virtuale) è sempre aperta per chi ama il mondo delle colazioni. Recensire colazioni per noi è una passione: abbiamo tutti i nostri lavori e ci dedichiamo a TBR nel tempo libero.

Le vostre recensioni sono sempre molto accurate e tengono conto di un mix di fattori, ci spiegate quali sono i vostri parametri di valutazione?

Simone: Siamo partiti dall’assunto secondo cui non basta mica una buona brioche a fare una buona colazione, quindi abbiamo realizzato un algoritmo che tenga conto di diversi parametri, tutti importanti. Perché per noi un bar dovrebbe offrire anche una serie di servizi, oltre a un cappuccino decente. Ecco perché valutiamo la presenza di giornali, di una rete wifi, di spazi per i bambini o anche solo di una rastrelliera per le bici. È chiaro che la qualità dei prodotti (e del servizio) è fondamentale, ma non bisogna sottovalutare l’ambiente: siamo contrari ai locali che sparano musica a palla di mattina, così come diciamo “no” a quelli con i tavolini troppo ravvicinati.

Sappiamo che siete sempre pronti ad accogliere candidature spontanee di recensori. Che caratteristiche deve avere il vostro uomo (o la vostra donna) all’Havana? 

Simone: Fino a oggi – con le dovute eccezioni – è sempre avvenuta una sorta di magia per cui si sono proposti sempre collaboratori che fossero sulla nostra lunghezza d’onda. Cerchiamo persone rigorose ma allo stesso tempo di mentalità aperta: forniamo a tutti un piccolo vademecum con le istruzioni per realizzare la “recensione perfetta”, con tanto di parametri da valutare. Siamo pignoli: pretendiamo che non si facciano errori di grammatica e che il cappuccino sia valutato con oggettività, anche quando a servirlo è la barista più figa della terra.

Facciamo un po’ di nomi.

Qual è il vostro posto preferito per la colazione? Quello in cui vi sentite “a casa”? 

Francesca: Una domanda davvero difficile perché il posto perfetto per la colazione varia da periodo a periodo: ci sono settimane in cui mi sembra che non esista luogo migliore della mia cucina, e giorni in cui sono disposta perfino a prendere il tram per andare a fare colazione da L’OV, in viale Premuda. C’è stata una settimana in cui nessun posto mi sembra migliore del panificio Davide Longoni, e poi un’altra in cui al mattino desideravo solo essere teletrasportata da Gogol & Company.

La migliore colazione della vostra vita: dove? Come? Quando? Perché?

Francesca: Adesso io rispondo a questa domanda e voi mi sommergete di insulti, lo so. Ma io lo dico lo stesso: la migliore colazione della mia vita è stata quella all’Hotel Principe di Savoia di Milano. Certo, costa come una cena, ma ne vale la pena. Ci sono stata una mattina di un giorno normale, da sola. Avevo dietro un bel libro, fuori era quasi primavera e io mi sentivo leggera e felice. Quella sensazione mi è rimasta dentro ancora adesso, tanto che desidero tornarci il prima possibile, magari non da sola: è una colazione troppo buona per non essere condivisa.

Siete entrambi di Milano, che negli ultimi anni ha visto un fiorire di nuove aperture decisamente interessanti, i tre posti migliori  in città secondo voi?

Simone: Prima di tutto devo precisare che Francesca è una milanese acquisita, per cui i consigli su Milano preferisco darli io: Pavè resta una certezza, se ci vai a colazione non sbagli mai. Per questo lo consigliamo spesso a chi vuol fare bella figura con qualcuno. Ma da qualche mese consigliamo agli amanti delle colazioni di fare un salto da oTTo, in via Paolo Sarpi. L’ultimo locale che ci sentiamo di consigliarvi è Anche, che ha “anche” un forno annesso, il che garantisce sulla qualità delle brioche.

Sebbene la colazione sia il pasto più importante della giornata, – lo dicono anche gli esperti – è pur vero che dobbiamo nutrirci anche nelle altre fasce orarie. A questo proposito, ci raccontate com’è il vostro rapporto con la tavola in generale? Che tipo di cucina vi piace? Vi piace cucinare?

Francesca: Come dice Simone, sono una “milanese acquisita” perché in realtà vengo da Napoli; nonostante questo, adoro la cucina settentrionale: preparatemi un piatto di pizzoccheri valtellinesi e mi conquisterete. Cucinare mi piace, soprattutto in compagnia: se sono da sola preferisco ordinare la cena a domicilio.  

Guilty pleasure ne avete? Quali?

Francesca: Se penso a un guilty pleasure mi viene in mente il brownie. Non quello che si trova nelle pasticcerie italiane, però: mi riferisco a quello che potete trovare in Inghilterra, per esempio. Quello che pesa una tonnellata per centimetro cubo e che ti resta appiccicato al palato, per intenderci. Ecco, quello è il mio guilty pleasure. 

Il vostro comfort food?

Francesca: Il mio comfort food è senza alcun dubbio il latte: ne bevo tantissimo. Freddo a merenda, caldo con il miele di sera, pieno di frutta fresca e cereali quando faccio colazione a casa. Poi devo confessare che ho una passione per il latte nelle bottiglie di vetro, nel senso che mi piacciono proprio le bottiglie: le compro ogni volta che le trovo. Cosa ne faccio? Assolutamente niente, ma se avessi più pazienza mi piacerebbe riempirle di fiori freschi ogni giorno.

Cosa non manca mai nella vostra dispensa?

Francesca: Nella mia cucina, sempre troppo vuota, non può assolutamente mancare il preparato per i pancake e lo sciroppo d’acero. Oltre a essere un piatto che adoro, lo trovo anche terapeutico: se sono triste o arrabbiata, mi basta preparare una pila bella alta di pancake per sentirmi subito meglio.

Ricordo un paio di eventi firmati TBR, possiamo sperare che diventino un format meno occasionale?

Simone: Ci piacerebbe moltissimo organizzare più spesso eventi legati alle colazioni e non è escluso che succeda, ma per farlo abbiamo bisogno di una mano. Insomma, questo è un appello: se amate il cappuccino, venite con noi.

Cosa ci riserva per il futuro TBR? Potete anticiparci qualche novità?

Simone: Per ora possiamo solo dire che stiamo guardando all’estero: ci piacerebbe riuscire a recensire più colazioni fuori dall’Italia.

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