Non le piace essere chiamata guru ma è un dato di fatto che sia uno dei media strategist più influenti del panorama italiano. Mafe De Baggis progetta e gestisce iniziative di comunicazione (principalmente digitali ma non solo), aiutando le aziende a interpretare correttamente la complessità di Internet. Con la sua consulenza, mette ordine nel modo di comunicare, di raccontarsi e relazionarsi all’esterno di aziende e persone.

Al lavoro come consulente, affianca la formazione e la scrittura. Il suo ulitmo libro si intitola #Luminol. Tracce di realtà rivelate dai media digitali (Informant, 2014). Se volete approfondire la sua conoscenza questo è il suo sito: www.mafedebaggis.it. Per scoprire tutto ma proprio tutto sulle sue abitudini di lettura, leggete invece l’intervista qui sotto.

Dove leggi solitamente?

Ovunque. Non ho un posto preferito, semmai leggo meglio ovunque ci sia un bel panorama, anche cittadino e mi piace leggere stravaccata per i romanzi, seduta per i saggi.

Quando? C’è un momento della giornata che preferisci?

Non posso iniziare la giornata se non leggo almeno una decina di minuti, anche a costo di levatacce; non posso finirla se non leggendo. Il mio momento ideale però è mentre mangio, pranzare da sola con un libro è bellissimo, così come fare merenda leggendo.

C’è qualche rituale legato alla lettura che “applichi” fedelmente?

No, non direi. Mi piace stropicciare i libri e anche un po’ maltrattarli, detesto qualunque forma di cover o di protezione per il Kindle e l’iPad. Non so se vale come rituale.

Che tipo di lettrice sei? Ovvero, c’è un genere che ami particolarmente oppure sei un’eclettica a cui piace spaziare, cambiare continuamente? 

Più che un genere direi un modo di scrivere e una cultura, da sempre preferisco la narrativa anglosassone insieme agli autori israeliani e scandinavi. Mi piace viaggiare leggendo e i libri che amo di solito sono molto caratterizzati geograficamente, le mie storie preferite mi permettono di immergermi in modi di vivere molto diversi dal mio. Amo anche molti autori italiani, per esempio Michele Mari o Hans Tuzzi. Se dovessi proprio scegliere un genere sarebbe il thriller o il poliziesco e amo tantissimo le serie.

Leggi più libri contemporaneamente o solo uno per volta?

Un romanzo per volta e più saggi contemporaneamente. Raramente leggo un saggio dall’inizio alla fine.

Come scegli quali libri leggere? Crei una sorta di percorso oppure si tratta di scelte randomiche?

È sempre tutto molto casuale. L’esperienza di lettura più bella è quando un libro ti si appiccica alle dita, che sia in libreria o su Internet. Se trovo un autore che mi piace lo leggo tutto, questo sì, ma non tutto insieme, soprattutto se è uno che scrive poco.

Cosa stai leggendo adesso?

Mar Bianco di Claudio Giunta e Breaking the Maya Code di Michael D. Coe

Con l’occhio della digital media strategist e della lettrice, cosa pensi delle campagne a sostegno della lettura, come l’ultima in ordine di tempo #ioleggoperché?

Le trovo controproducenti. Nessuno fa campagne per convincerti a fare una cosa che ti piacerà, è come ammettere che la lettura è un sacrificio necessario, come mangiare tanta verdura. Io trovo proprio sbagliata l’idea che la lettura sia un’attività giusta e migliore delle altre e ho trovato molto interessante quello che dice Maryanne Wolf in Proust e il calamaro e cioè che “il lettore nasce prima che si impari a leggere”, se a casa e a scuola non ti nutrono a storie è molto difficile che il gusto ti venga dopo.

Sempre in tema digital, ci racconti il tuo lavoro? 

Volentieri, anche se per fortuna è sempre meno digital. Come dico da anni Internet e i media digitali sono entrati a far parte della vita quotidiana delle persone e il mio lavoro consiste nell’aiutare le aziende a progettare le attività di marketing e comunicazione in modo collaborativo, coinvolgendo i clienti nella vita dei loro prodotti preferiti e progettandoli in modo che siano la migliore esperienza possibile.

Dici spesso che lavori per renderti superflua. Cosa significa questo per te nella prassi di lavoro quotidiana? E dal punto di vista del paradigma di pensiero, vedi un cambiamento, un’evoluzione nelle strutture aziendali italiane?

Rendermi superflua per me significa mettere il cliente in condizione di fare a meno di me, se vuole. Questo per me è importante per tre motivi: il primo è etico, non mi piace la pratica del cosiddetto lock-in per cui di fatto rendi difficile se non impossibile ai tuoi clienti prendere in mano un progetto o anche cambiare fornitore. Il secondo motivo è che se non c’è condivisione e consapevolezza all’interno dell’azienda della strategia di comunicazione in corso è molto, molto difficile che questa funzioni. Il terzo motivo (segreto) è che mi annoio molto in fretta e preferisco collaborazioni di massimo due o tre anni. Le aziende italiane sono ancora abbastanza lontane non tanto dalla pratica, quanto dalla cultura della collaborazione. Vogliono i risultati, ma non vogliono cambiare in modo da ottenerli. È un paradosso peggiorato dalla convinzione che la tecnologia garantisca i risultati, come se bastasse essere sui social media per diventare “social”.

Sul tuo sito ho letto di Pleens, un progetto molto affascinante. Ce ne vuoi parlare? Ci racconti come è nato?

È nato per caso, osservando che da sempre siamo abituati a lasciare un segno del nostro passaggio in un luogo. Scriviamo sui muri, incidiamo gli alberi, appendiamo lucchetti, accumuliamo pietre. L’idea è di farlo in digitale, sia per non sporcare, sia per associare al segno una storia, una foto, un pensiero. Sulle mappe oggi troviamo le informazioni, ma domani ci saranno le nostre storie e www.Pleens.com è un modo per farlo.

E ora i tuoi consigli di lettura. Con quali libri ci suggerisci di ripartire dopo la pausa estiva?

Tre suggerimenti: Splendido visto da qui di Walter Fontana, perché come suggerisce il titolo cambiare prospettiva è sempre illuminante; L’anno della lepre di Arto Paasilinna perché tutti vogliono cambiare vita, almeno in un romanzo e Design, When Everybody Designs di Ezio Manzini perché ci aiuta a guardare il cambiamento in corso senza isterie.

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