Il fascino di un social media come Instagram risiede, in buona parte, nella possibilità di poter parlare del proprio mondo in maniera puramente visiva, nel poter costruire attraverso le immagini un racconto di sé coerente e dotato di una propria estetica, pur senza essere dei fotografi provetti. Tutto questo è molto divertente e anche, in una certa misura, liberatorio, perché è un modo per essere creativi senza necessariamente essere dei “veri creativi”. Inoltre, implica l’accesso a una comunità online molto forte e organizzata che condivide passioni, interessi, viaggi, letture e tips di vario genere. Instagram si rivela così un potente strumento di aggregazione e anche – più o meno volontariamente – di omologazione estetica. Infatti, saranno i filtri, saranno gli hashtag, saranno gli interessi comuni, sta di fatto che nel profilo di ogni Instagrammer che si rispetti si finisce per incappare – prima o poi – in una serie stereotipi, dove per stereotipi intendiamo non suggestioni che ritornano da un profilo all’altro ma veri e propri “cloni” delle stessa immagine, declinata nello stesso identico modo su una moltitudine di profili.

“Che bello il pattern geometrico di queste piastrelle!” abbiamo detto ingenue e piene di entusiasmo la prima volta, poi alla millesima piastrella con pattern geometrico e dettaglio del piede del fotografo, ci siamo domandate, fra lo sconforto e l’irritazione, se non esistesse una categoria di persone nel mondo che di professione mappa le piastrelle e le fotografa (il contratto di lavoro evidentemente prevede che la foto sia scattata dall’alto e con dettaglio del piede. Pena il licenziamento). Per esempio, avete mai fatto caso alla preminenza di mirtilli e frutti rossi in genere su Instagram? Delicatamente adagiati su un piatto di pancake impilati con finta trascuratezza, con giusto un paio di frutti che scivolano fuori dal piatto sul tavolo di legno grezzo. Oppure a decorazione di una crostata (e qui oltre all’immancabile tavolo di legno e al mirtillo ribelle, è d’obbligo sullo sfondo un barattolo di marmellata gourmet). O ancora, un lampone, una fragola che guarniscono un frullato – pardon uno smoothie – servito con cannuccia nei bicchieroni di vetro alti con il manico. Ecco quando, fra qualche anno, uno studio scientifico lancerà l’allarme sul rischio estinzione dei frutti rossi, saprete a chi dare la colpa.

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Sempre rimanendo nell’ambito ortofrutticolo, l’altra costante sono gli agrumi, tagliati a metà e disposti per gradienti di colore e dimensione su – indovinate cosa? – un bel tavolo di legno grezzo. In questa forma hanno iniziato a fare la loro timida comparsa verso la fine del 2014, ma la loro ascesa è stata inarrestabile e ora è un dilagare di composizioni cromatiche che vanno dal giallo chiaro del pompelmo all’arancio accesso. Supponiamo che la responsabile di tutto ciò sia stata un’incauta foodblogger che un giorno aveva in casa un’eccedenza di agrumi. Supponiamo, anche, che non sia il caso di ringraziarla. Siccome l’acquisto di un tavolo di legno massiccio con le sue belle venature, è un discreto investimento, bisogna ottimizzare la spesa, moltiplicando le foto di suddetto tavolo. Non ci spieghiamo altrimenti la quantità spropositata di raffinati brunch e colazioni che ogni giorno viene imbandita nel mondo (nel mondo di Instagram si intende, perché quello fuori ha un approccio che definiremmo più minimal al tema). Tavola ben apparecchiata – senza tovaglia perché bisogna far vedere il legno – set di piatti e tazze semplici ma di buon gusto, possono essere quelli della nonna spaiati ad arte, oppure quelli di gusto più contemporaneo ma perfettamente coordinati in questo caso. Una bottiglia di vetro con fiori freschi. A seconda della stagione, impazzano ilex (nel periodo natalizio e prenatalizio), tulipani (in primavera) e peonie. Bicchieri con spremuta fresca (non penserete di poter usare i succhi del supermercato vero?), ciotoline con yogurt e granola home made, torte e pane fatti in casa e così via. Il catalogo è pressoché infinito come il tempo di preparazione.

Per quegli Instagrammer che non amano la colazione casalinga, le caffetterie di tendenza offrono sempre una valida alternativa. In questo caso è tutto un fiorire di cappuccini (molto apprezzata la variante con latte di soia o di mandorla), accompagnati da brioche e fette di torta. Immancabile la pila di magazine di nicchia disposti sul tavolo, con studiata non curanza. Anche il semplice espresso oppure un caffè filtrato in un’elegante chemex fanno sempre la loro bella figura. In questo caso però è necessario essere in due perché la tazza deve essere graziosamente tenuta da qualcuno mentre il fotografo in piedi scatta. Sì perché tutte queste foto devono essere scattate in piedi (o addirittura salendo sulla sedia) per garantire sempre la perfetta inquadratura dall’alto. Quindi, voi che scattate le vostre foto seduti al tavolo, sappiate che secondo i parametri di un vero Instagrammer siete un po’ sciatti e approssimativi. Forse però il barista o cameriere di turno vi troverà incomparabilmente più simpatici.

Nota a margine: una variante del legno, può essere il marmo bianco lucente, venato di grigio-nero, con un’aria un po’ retrò. Ora, quello che ci chiediamo ansiose è: la presenza della formica nel bar disegnato da Wes Anderson per la Fondazione Prada di Milano segnerà una svolta nell’universo dei tavoli di Instagram? Il rispetto dell’ambiente e uno stile di vita sostenibile sono temi per tutti all’ordine del giorno e, siccome anche gli Instagrammer hanno una coscienza civile, i loro profili vedono un’abbondanza di biciclette di tutte le fogge e di tutti colori. La vera sfida, però, non è tanto avere una bicicletta o fotografarne una, quanto trovare un bel muro a cui appoggiarla, che non sia infestato di altre mille bici, motorini o oggetti che possano deturpare l’inquadratura. Solo se il muro è in mattoni a vista o poeticamente scrostato per via dell’usura del tempo, la bicicletta si può stagliare in tutta la sua eleganza. In città come Milano e Roma, per esempio, è complicatissimo, ma è qui che si vedono la stoffa e la determinazione di un Instagrammer.

E voi vi siete riconosciute in qualche stereotipo? Avete altre ossessioni, manie e tic da Instagrammer doc da segnalarci?

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