Abbiamo parlato di LILT e dell’impegno nella lotta contro il cancro qualche mese fa durante un’intervista con Morena Martini. Oggi entriamo nel vivo della questione da dietro le quinte, parlando del lavoro della dottoressa Clara Meo, con un aspetto fondamentale della cura, sebbene meno evidente: il supporto psicologico alle persone malate. Perché dietro ai numeri ed alle patologie ci sono sempre degli esseri umani.

In cosa consiste il tuo lavoro e come hai iniziato ad appassionarti a questo ambito?

Il mio lavoro all’interno della LILT Pisa consiste nell’attività di supporto psicologico ai pazienti oncologici che si unisce a diversi progetti di ricerca, fra cui il Progetto di “Ricerca-Intervento ansia e qualità di vita in pazienti oncologici in trattamento radioterapico”, presentato al I Convegno di Psiconcologia LILT Pisa “Io sarò con te”, svolto in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo, Prof. Daniele La Barbera.
Tutto è inizato con il mio lavoro di tesi specialistica e poi l’incontro con la LILT Pisa che mi ha permesso di svolgere attività clinica, di formazione e di ricerca, ed ecco che mi sono appassionata sempre di più a questo ambito della psicologia che nasce da un’esigenza profonda dei pazienti oncologici e che, purtroppo, ancora fatica ad essere visto.

Quali sono le sfide e le soddisfazioni di fare ricerca in Italia?

Relativamente alla mia esperienza, le sfide sono molteplici. Innanzitutto, in quanto giovane/donna/psicologa combatto le resistenze e I pregiudizi legati all’età: essere una trentenne equivale spesso a non essere identificata come professionista; al genere: c’è ancora un pensiero che considera le donne come esseri inferiori e poco intelligenti; alla psicologia: che in alcuni ambienti viene ancora vista come superflua o inutile. Sopratutto nell’ambito oncologico in cui si tende, ancora, ad attenzionare prevalentemente il corpo e la sua malattia e a negare la psiche e il vissuto interno.

A tutto questo si aggiunge la difficoltà nel trovare fondi o enti che siano disposti a finanziare la ricerca e permettere una continuità delle attività.
Ritengo che sia fondamentale rifiutare e riuscire a superare tutti questi ostacoli e che sia sempre più necessario fare ricerca, come sinonimo di democrazia e di civiltà, sopratutto in Italia.

Cos’è successo durante il convegno di Pisa e com’è andata?

Il I Convegno di Psiconcologia LILT Pisa “Io sarò con te” ha posto al centro della riflessione la Persona malata, invitando tutti gli attori della cura ad affrontare e curare ogni dimensione della malattia oncologica, quindi la necessità di occuparsi anche della psiche e delle esigenze emotive dei pazienti.

È stata una giornata densa di lavoro e di contenuti, e per le varie sezioni della LILT uno spazio di confronto e di crescita per il futuro.

locandina

Quanto è importante l’aspetto psicologico delle cure oncologiche?

All’interno del percoso oncologico è necessario avere come obiettivo non solo la salute fisica del malato ma anche il suo benessere psichico, quindi non è possibile scindere la componente biologica da quella emozionale legata ai vissuti soggettivi del paziente.

Il cancro è una malattia traumatica che destabilizza e minaccia ogni dimensione dell’esistenza umana quindi è necessario inserire all’interno del profilo di cure un sostegno psicologico che accompagni il paziente in ogni fase della malattia, affinchè possa avere un luogo per l’ascolto, la condivisione e l’elaborazione dei suoi vissuti e possa riappropriarsi del proprio organismo e della propria vita.

In che modo il percorso di ospedalizzazione potrebbe essere reso più umano?

Compiendo il passaggio dal modello medico tradizionale, centrato sul corpo, a una medicina basata sulla persona. Questo significa guardare il paziente e identificarlo come una relatà umana, non come un numero o come una patologia d’organo (spesso nel linguaggio medico il paziente viene identificato con la patologia d’organo, non la sig.ra Anna o il sig. Mario ma “la mammella”, “Il retto”ecc). È necessario entrare in relazione con il paziente, instaurare un rapporto di fiducia e una buona comunicazione, non nascondersi dietro la burocrazia o la tecnologia; ma per fare ciò bisogna pensare che il paziente sia un essere umano!

nastrorosa

Quali sono invece i consigli che darebbe alle donne che si trovano ad affrontare questa situazione sia in prima persona sia da parte di persone care? A chi bisogna rivolgersi?

Consiglierei loro di fare un percorso psicologco, informandosi se è presente nella struttura medica uno servizio di supporto oppure contattare le associazioni di volontariato dislocate nel territorio di appartenenza.
È fondamentale elaborare quanto è successo, partendo dall’immagine corporea, che viene modificata, fino ai vissuti più profondi. Per non sentirsi sole, per avere uno spazio in cui se ne può parlare (questo è un pensiero che riferiscono spesso le pazienti), per essere aiutate a recuperare la fiducia in se stesse, nel proprio corpo e per ritornare a vivere.

 Quanto possiamo fare noi donne e cosa invece dobbiamo lottare per ottenere dalle istituzioni?

Le associazioni di volontariato sono delle realtà molto attive su questo fronte, per esempio la LILT Pisa è composta per la maggior parte da volontarie donne che si occupano di donne (e non solo). La solidarietà è importantissima e il volontariato costituisce una parte fondamentale del nostro sistema ma non può sostituirsi alle istituzioni. Queste, infatti, devono rispondere adeguatamente alle esigenze dei cittadini.

Oltre agli esami clinici di routine esiste anche una forma di prevenzione psicologica di cui equipaggiarsi per evitare di crollare in caso si manifestino?

Penso che non sia possibile prepararsi in maniera preventiva a un evento così traumatico. Tuttavia si può essere consapevoli che, qualora dovesse accadere, si possono avere o scoprire le capacità e le risorse per affrontarlo e superarlo.

C’è qualche differenza per una dottoressa donna lavorare su questi temi piuttosto che per i colleghi?

No, penso che sia necessario, oltre ad avere le giuste competenze, essere dotati di sensibilità e di una realtà interna solida.

Ha una figura di donna a cui si ispira nel proprio lavoro?

Sono tante le figure di donne che sono state fondamentali ed importanti per il mio percorso formativo, tuttavia nel mio lavoro metto la mia identità e la mia autenticità.

Nella tua ricerca hai incontrato siti, diari, libri, film particolarmente importanti su questo tema che possiamo consigliare alle lettrici?

Consiglerei sempre di scegliere libri, siti, diari o film che siano alla propria portata, cioè che siano sostenibili emotivamente.
Interessanti sono: il libro di Aldo Forbice e Francesco Schittulli “Con il nastro rosa, storie di donne che si sono riprese il futuro”, “Ho il cancro, vado a comprarmi un rossetto” di Kris Carr e poi il film “Questione di tempo” di Richard Curtis.

 

Se vuoi continuare a leggere i nostri post su LILT li trovi in questa categoria, altrimenti informati direttamente presso il sito dell’associazione.

Clara Meo e la psiconcologia
DAI UN VOTO EMOTION ALL'ARTICOLO!
61%Emotion
Il voto dei lettori: (5 Voti)
61%

Redazione

Una redazione guidata da donne che amano i libri, la musica, i viaggi e la creatività. Qui raccontiamo storie, progetti, desideri e visioni delle donne che incontriamo.

Lascia un commento

La tua mail non verrà pubblicata.