In passato abbiamo dedicato un post alla gatta più viziata e coccolata del monto, Choupette Lagerfeld, che deve il cognome al suo facoltoso padrone. Ma per quante ostriche possa papparsi, per quanti jet privati possa prendere, per quante modelle possano fare a gara pur di posare con lei, l’amara verità è che Choupette non è la gatta bianca più famosa dello star system. Questa novellina francese ha ancora molta strada da fare per battere l’incontrastata Kitty White. Amata e odiata, la signorina White ha da poco compiuto i quarant’anni nel segno dello scorpione, guadagna cinque miliardi di dollari all’anno ed in commercio si contano circa 22.000 prodotti a lei dedicati. Giusto per menzionare quelli originali, tra questi figurano aerei, champagne e sculture di arte contemporanea. E dire che il primo oggetto a lei dedicato è stato un semplice portamonete in plastica! Un traguardo sorprendente considerando che la multimiliardaria in questione non è nemmeno dotata di una bocca per parlare. Si è però fatta strada silenziosamente, entrando nell’immaginario collettivo delle bambine di tutto il mondo dove è rimasta anche quando sono divenute donne. Questa storia di straordinario successo ha avuto inizio negli anni Settanta in Giappone, dove le si rivolgono tuttora con un affettuoso Kitty-chan, prima di diventare un fenomeno mondiale ed essere ricordata ovunque come Hello Kitty. Ebbene si, questo post parla di tutto quello che non sapevate su di lei e che non avreste mai osato chiedere.

Le due rivali Kitty White e Choupette Lagerfeld

Le due rivali Kitty White e Choupette Lagerfeld

H.K. è nata il 1 novembre 1974

La sua prima apparizione ufficiale è appunto un piccolo portafoglio in vinile trasparente, messo in commercio per meno di un dollaro in Giappone nel 1974 e negli Stati Uniti nel 1976. Quarant’anni dopo H.K. ha deciso di festeggiare in grande il suo compleanno con la sua prima convention. Tenutasi a Los Angeles nel Japanese American National Museum, l’Hello Kitty Con. contiene una retrospettiva delle opere a lei dedicate, una raccolta di costumi di cos-play a tema, stand di prodotti e tatuaggi, una collezione di memorabilia e ovviamente quel primo piccolo porta monete, protetto da una teca di vetro antiproiettile e sorvegliato da bodyguards.

L'ingresso della mostra al Moca di Los Angeles

L’ingresso della mostra al Moca di Los Angeles

Il primo oggetto su cui è comparsa H.K.

Il primo oggetto su cui è comparsa H.K.

H.K. non è un gatto… o forse si

Christine R. Yano è l’antropologa che ha curato la mostra di Los Angeles dopo anni passati a studiare il fenomeno culturale e globale legato a H.K. A parte la stranezza degli argomenti a cui si appassionano gli antropologi, il lavoro di ricerca di Yano ha messo in evidenza una scoperta sorprendente: H.K. non è un gatto. La ditta produttrice ha infatti corretto alcuni testi della mostra sostenendo che è una ragazzina, una creatura che si muove su due zampe e che non è mai stata rappresentata come un animale, ma piuttosto come un essere umano zoomorfo. Pur comprendendo la puntualizzazione, sembra difficile che qualcuno potesse scambiarla per un vero gatto. Ma se Topolino è un topo, Paperino un papero e via dicendo, avere delle orecchie a punta, i baffetti e le zampe fa di H.K. un gatto. A parziale contro-prova del fatto che H.K. non è un gatto c’è però il fatto che ne possiede uno: Charmmy Kitty. Questo dettaglio apre la strada a una serie di domande che non troveranno risposta: può un gatto possedere un gatto? A complicare ulteriormente la faccenda c’è anche il suo criceto: Sugar.

Charmmy Kitty il gatto e Sugar il criceto

Charmmy Kitty il gatto e Sugar il criceto

H.K. e lo star system

A parte le diatribe sulla sua specie c’è un fatto su cui non si può discutere: H.K. è un oggetto di culto globale. Dai gadget per bambini con cui fu lanciato quarant’anni fa il marchio è arrivato al mercato del lusso, alle star e all’arte contemporanea. Per commemorare il trentacinquesimo compleanno di H.K. è stata realizzata una bambola con le sue fattezze incastonata di brillanti Swarovski che è stata venduta al prezzo di 152, 585$ alla fiera di gioielleria e orologeria di Basilea del 2009. Tra le cantanti che hanno dimostrato la propria passione per lei, Lady Gaga l’ha omaggiata in un servizio fotografico in cui indossava accessori e make-up ispirati a H.K. la cui quantità era inversamente proporzionale alla sobrietà. Il mondo dell’arte contemporanea non poteva essere da meno. All’interno della mostra di Los Angeles H.K. può essere infatti ammirata in veste di regina egiziana nella scultura di Simone Legno intitolata Kittypatra oppure come sensuale cyborg venuta dal futuro ritratta da Colin Christian.

La bambola è in platino e incastonata con migliaia di gemme

La bambola è in platino e incastonata con migliaia di gemme

Photo credits Markus Klinko & Indrani

Photo credits Markus Klinko & Indrani

Kittypatra e Super Space Titan Kitty

Kittypatra e Super Space Titan Kitty

H.K. vive a Londra

Nonostante il successo, H.K. è  una ragazza con la testa sulle spalle. Tra gli elementi biografici meno noti c’è il fatto che vive nella periferia di Londra con il padre George White, la madre Mary e la sorella gemella Mimmy, distinguibile esclusivamente per il fiocco di colore giallo. La famiglia comprende i nonni Anthony e Margaret oltre ai quali si aggiungono un folto gruppo di amici. Nell’uggiosa metropoli inglese H.K. ha anche conosciuto Dear Daniel che, come in ogni storia romantica che si rispetti, da amico d’infanzia è divenuto fidanzato. Nato nel segno dei pesci, il piccolo Dear Daniel ha dovuto separarsi dalla sua compagna di giochi quando è stato costretto a seguire suo padre in Africa a causa del suo lavoro di fotografo. Una volta cresciuto e dopo aver girato il mondo, Daniel è ritornato da H.K., che nel frattempo non l’aveva dimenticato, ed è sbocciato l’amore. Niente da fare quindi per Tippy, l’amico fraterno dalle fattezze di un orsetto che ha da sembre una cotta segreta per H.K. Dear Daniel è infatti un partito ideale, amante della fotografia naturalistica, del pianoforte e del ballo.

La famiglia White

La famiglia White

H.K. è roba seria

Aneddoti buffi a parte, H.K. è un fenomeno interessante sotto molti aspetti. Tanto per incominciare H.K. è stata tra i primi personaggi legati al fenomeno del Kawaii, che significa letteralmente carino-adorabile, ed è ormai uno degli aspetti dominanti della cultura popolare giapponese nonché parte dell’identità nazionale. Al suo arrivo oltreoceano H.K. è stata un oggetto di culto soprattutto per la comunità nippo-americana degli anni Settanta, dove rappresentava un simbolo di appartenenza grazie al quale i giovanissimi di origine giapponese potevano riconoscere le proprie radici in comune. Con il passare del tempo è divenuta uno dei primi chiari segni delle trasformazioni globali a cui è andata incontro l’economia moderna, dove l’immaginario che circonda H.K. è effettivamente molto più significativo dei suoi prodotti. Riguardo alla caratterizzazione della donna negli ultimi quarant’anni, basta guardare alla storia di H.K. per capire come il suo mondo variopinto è andato sempre più colorandosi di rosa, di pari passo con il successo commerciale e con il modello di femminilità imperante. Le chiavi del suo trionfo, secondo la mamma-designer Yuko Yamaguchi, sono ad esempio il fatto che chi la guarda può proiettare le proprie emozioni sul suo volto privo di bocca e sopracciglia: la semplicità del disegno le consente di essere adattata a qualsiasi situazione. Ma a far appassionare i fan è anche la fantasia con cui è stato creato il piccolo mondo che la circonda, compresi dettagli apparentemente irrilevanti come il fatto che è alta quanto cinque mele impilate. Insomma, questa ragazzina con la faccia da gatto ha ancora molto da raccontare nonostante i quarant’anni d’età. Possiamo solo immaginarci come sarebbe se li dimostrasse realmente.

Se volete continuare a leggere della straordinaria vita di Choupette Lagerfeld qui trovate il post sulla favorita di Karl Lagerfeld.

Hello Kitty compie quarant'anni
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Redazione

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