Francesca Marcon, ‘The Queen’ per i suoi fan, indossa la maglia numero sette della squadra di volley Unendo Yamamay Busto Arsizio, di cui è capitano. Oltre al campionato italiano, la squadra di Busto Arsizio gioca anche nella Champions League sfidando le migliori squadre d’Europa. Con perfezionismo e dedizione Francesca sta trasmettendo la propria carica alle compagne per mantenere alte le aspettative dopo la fantastica tripletta di vittorie ottenuta nel 2011-2012, quando le ‘farfalle’ hanno conquistato Scudetto, Coppa Italia e Champions League. Grazie a Peugeot, che è sponsor della squadra, le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua passione per la pallavolo.

Striscione dedicato a Francesca a bordo campo

Striscione dedicato a Francesca a bordo campo

Da quando hai iniziato a giocare a pallavolo? Eri una fan di Mila e Shiro?

Ho iniziato a giocare relativamente tardi perché avevo 14 anni. Ero una fan sfegatata di Mila e Shiro, lo guardavo sempre e la passione è nata così. Non seguivo tantissimo la pallavolo però mi piaceva il cartone.

Com’è stato il passaggio alla pallavolo professionale?

È stato un passaggio naturale perché fin da quando ero piccola vedevo questo sport come un impegno serio. Lo praticavo con determinazione anche se studiavo, credevo in quello che facevo e vedevo il mio futuro in questo campo. Essendo un po’ più brava delle altre sono stata mandata nella prima squadra. Avevo quindici anni quando ho giocato la mia prima partita in B1, da lì è stata un’escalation, giocavo a Conegliano e dalla B1 sono arrivata all’A1. Questo è il quinto anno che gioco nella Unendo Yamamay Busto Arsizio.

Photo credits La Gazzetta dello Sport

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In cosa consiste il tuo ruolo e quanto ti alleni?

Sono una schiacciatrice, per la precisione ricevitrice, quindi sono anche impegnata spesso in seconda linea che è la parte difensiva del campo. Mi piace perché è un ruolo completo che consente di esprimere la propria tecnica in tutti i fondamentali. Ci alleniamo tutti i giorni due volte al giorno, di solito ci riposiamo solo il lunedì dopo la partita di domenica. Nella mattinata si svolge solitamente la seduta pesi, invece il pomeriggio si passa alla tecnica, cioè gli allenamenti con la palla sia individuali che in gruppo. Solo verso la fine dell’allenamento passiamo al gioco di squadra e alla prova degli schemi.

Qual’è il rapporto con le altre “farfalle” della Unendo Yamamay Busto Arsizio?

Ogni anno è sempre una scoperta perché ci sono giocatrici che rimangono e altre che se ne vanno. Finora ho sempre avuto un buon rapporto con tutte le compagne con cui ho giocato, anzi credo che il segreto in una squadra sia anche questo: la forza del gruppo. Non intendo per forza amicizia, ma avere l’alchimia giusta e lavorare per lo stesso obiettivo.

Photo credits Gabriele Alemani

Photo credits Gabriele Alemani

Avete gesti scaramantici prima di cominciare o un modo particolare di festeggiare le vittorie?

Personalmente ognuna ha una serie di azioni che fa prima di giocare. Ad esempio sono fissata perché il giorno della gara, da quando mi sveglio fino alla partita, faccio sempre le stesse cose. A pranzo mangio gli stessi cibi, il ritmo e le azioni sono sempre più o meno le stesse. Ogni domenica indossiamo sempre lo stesso intimo e lo stesso top, credo che quello sia un rito scaramantico.

Il campionato 2011/2012 è stato particolare perché abbiamo avuto molti successi uno di fila all’altro. Non abbiamo avuto modo di festeggiare dopo la vittoria perché il giorno seguente avevamo subito un’altra partita della Champions League. Abbiamo rimandato tutto alla fine per festeggiare alla grande. Oltre a giocare il campionato italiano abbiamo la Champions League che ci occupa infrasettimanalmente, sembra facile, ma in realtà facciamo dei sacrifici perché durante la settimana ci alleniamo e il fine settimana giochiamo o partiamo per la trasferta.

La scorsa stagione è stata per te la prima come capitano della Unendo Yamamay di Busto Arsizio, come ci si sente a ricoprire questo compito e come te la sei cavata?

Ci si sente molto responsabilizzati, non è semplice rivestire questo ruolo sia in campo che fuori. Devo dare il buon esempio ed essere quella che trascina la squadra, nei momenti di difficoltà bisogna tirare avanti la carretta e incitare. Non è facile perché nei periodi difficili in cui si fa fatica devo trovare in me stessa una carica in più per trasmetterla alle compagne. È sicuramente un onore, credo che qualsiasi atleta ambisca a questo ruolo.

La cosa più bella di questo sport?

La sfida con me stessa. Sono una perfezionista, mi piace sempre dare il massimo, sono molto autocritica e ricerco la perfezione senza accontentarmi mai. La competizione e questo spirito di costante miglioramento è quello che preferisco di questo sport.

Photo credits Gabriele Alemani

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Che aspettative avete per il campionato di quest’anno?

Le aspettative sono alte e la cosa difficile è proprio mantenerle. Tutti, il pubblico e la società, credono in questa squadra quindi la pressione è tanta. Può esserci pressione negativa e pressione positiva, starà a noi gestirla nel modo migliore. Credo che possiamo guardare in alto e lottare per uno scudetto. Il mio carattere mi fa stare con i piedi per terra, ma rispetto all’anno scorso abbiamo una marcia in più.

Hai un fanclub (i Marcon Boys) e al raduno della squadra ad agosto c’erano più di mille spettatori, che rapporto c’è con il vostro pubblico?

Il pubblico di Busto è il settimo giocatore in campo perché è molto caloroso e presente. L’anno scorso abbiamo avuto un inizio stagione molto difficoltoso, loro ci hanno sostenuto e si sono fatti sempre sentire. Ci seguono in trasferta, sono numerosissimi, ogni volta quando entriamo al palazzetto respiriamo un’aria particolare e l’ambiente ci dà delle sensazioni positive a differenza di altre società. So che per altre squadre non è così, abbiamo una marcia in più da questo punto di vista.

Un ricordo della tua carriera di pallavolista a cui tieni particolarmente?

L’anno della tripletta è stato l’anno più bello della mia carriera. Abbiamo vinto tre trofei importantissimi, per me era stata la prima volta ed era una serie di vittorie inaspettata perché se penso a quando ero più piccola, arrivare a questo punto è stato un sogno. Mi ricordo quell’anno come un anno magico.

Cosa fai quando non sei in campo?

Mi riposo. Credo che sia quasi più importante dell’allenamento, quando hai ritmi alti il giorno di pausa è essenziale e lo uso per scaricare la tensione, passare una giornata di relax. Sono anche una maniaca dello shopping e appena posso giro per la città. Quando ho più di un giorno libero vado a trovare la mia famiglia a Conegliano.

Se dopo l’intervista a Francesca Marcon volete leggere altre storie di donne e sport date un’occhiata alla nostra intervista con la rallista Anna Andreussi.

Francesca Marcon, The Queen
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Redazione

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