“Sei proprio un’arpia!” di solito è inteso come una forma di insulto rivolto alle donne, ma dopo aver visto le Harpies Roller Derby Milano in azione mi sembra solo un complimento.

Gli sport nascenti hanno sempre un fascino particolare quando ancora pochi appassionati fanno di tutto per portare avanti l’ultima disciplina. E dire che per la sua storia, incominciata negli Stati Uniti durante gli anni Trenta, il Roller Derby ultimo non è, ma è arrivato in Italia solo recentemente e le arpie milanesi sono tra le prime pioniere. Il livello e l’impegno sono decisamente alti considerando che hanno cominciato a praticare questo sport appena dal 2012. Iniziamo a introdurlo come uno spettacolo istruttivo per tutti quelli che pensano che le ragazze non siano adatte agli sport agguerriti. A tutti quelli che continuano a credere nello stereotipo delle donne imbranate con le quattro ruote, farei vedere le Harpies all’opera con ben otto. Ai piedi.

Photo credits Gabriele Sturaro L3 Photo Studio

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Ma non si tratta di semplice pattinaggio. In sintesi il Roller Derby consiste in una competizione tra due squadre su una pista ad anello. Due pattinatrici avversarie – dette Jammers – devono cercare di superare la barriera della difesa. Quest’ultima è formata dalle Blockers disposte su due file parallele, una per squadra. Ogni linea difensiva deve riuscire a far passare la propria Jammer ostacolando quella avversaria. Per segnare punti, la Jammer che riesce a oltrepassare la barriera umana avversaria deve fare un giro completo della pista, superare nuovamente la barriera e sorpassare il maggior numero di pattinatrici. Poi si ricomincia il tutto fino alla fine della partita.

I ruoli non sono fissi e questo rende il Roller Derby uno sport di contatto che valorizza tutti i fisici: le ragazze minute possono infilarsi fuggenti nel primo spiraglio, mentre quelle più robuste sono ottime bloccatrici o sanno farsi spazio a suon di spallate, che sono ammesse a costo di non mettere troppo in pericolo la sicurezza delle altre. Per limitare i rischi è previsto un esame pratico di pattinaggio. Una volta superato ognuna può meritarsi il nome di battaglia sulla maglia, solitamente ironico e minaccioso. Tutti questi dettagli rendono il Roller Derby uno sport avvincente e uno spettacolo unico. Ed è giocato prettamente da donne, giusto per ricordarlo.

Photo credits Sandro Biddau

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Quando arriviamo all’impianto sportivo di Settimo Milanese dove si allenano le ragazze, l’atmosfera è allegra e rilassata. Siccome le squadre italiane sono ancora agli inizi, per giocare delle partite sono costrette ad andare all’estero o a organizzare amichevoli a cui partecipano ragazze da mezza Italia. Ci si divide in modo quasi casuale in due gruppi, con membri della stessa squadra che gareggiano l’una contro l’altra. Stavolta ci sono la Roller Disorder da Cassano d’Adda, le Crimson Vipers da Bergamo e parte di The Anguanas di Vicenza. A un tratto sento dei saluti e delle risate, “Ecco Bolzano”, accenna qualcuna. Ne hanno fatta di strada le Alp’n Rockets! Elena, una Crimson Viper, mi racconta di come hanno iniziato tra amiche praticamente da zero, cercando di rimanere in equilibrio. Grazie alla buona volontà stanno piano piano superando le prove pratiche e partecipando alle amichevoli. Barbara, il contatto che avevo per assistere alla partita, ha come soprannome Kill B. ed è un architetto con un passato nel pattinaggio artistico che si è rimessa i pattini ai piedi per provare questa disciplina. E ne è entusiasta.

Kill B. mi racconta che Roll Line, ditta storica italiana specializzata nel pattinaggio artistico, le ha contattate incuriosita dalla disciplina che stavano da poco iniziando a praticare e ha deciso di investire sulla loro passione. Di fatto sono state la prima squadra italiana, contribuendo alla diffusione sportiva della disciplina e aprendo un mercato alle aziende che si occupano di questo settore. Altro supporter fin dalla nascita sono le Officine Roller Derby, il primo negozio italiano fornito delle apposite attrezzature. C’è ancora molto da fare: le strutture scarseggiano e la distanza dell’allenamento si fa sentire per chi viene da zone più centrali di Milano. Si spera che prima o poi saltino fuori centri sportivi disponibili a sostenere la causa del Roller Derby, ma è anche vero che molte ragazze vengono dall’hinterland. Le Harpies Roller Derby Milano hanno un buon assortimento di età e di provenienza: donne, tra cui madri, studentesse e lavoratrici della porta accanto.

Photo credits Gabriele Sturaro L3 Photo Studio

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Iniziano i giochi. Le ragazze sono agguerrite e le linee di difesa impenetrabili. In qualche modo una delle due Jammer passa e si scorge per un momento la soddisfazione di avercela fatta. Ma il gioco continua, inesorabile, bisogna superare più Blockers, percorrere più distanza possibile. Il tutto senza commettere falli e rimanendo sorprendentemente in equilibrio sui pattini. Si vede qualche numero, come quella pattinatrice di Vicenza che, nonostante abbia passato il test di abilità minime da un paio di settimane, salta qualche avversaria caduta e continua implacabile. Si sentono le compagne di squadra rimaste in panchina gridare le strategie migliori, prima di rientrare in campo quando i due gruppi in cui è divisa ogni squadra si alternano. Quando le più esperte capiscono di potersi permettere di giocare seriamente tra di loro vola qualche spallata. Vengono fischiati falli, ma nessuna si fa male seriamente, a furia di cadute ci si tempra e gli unici lividi sono quelli di fianco per le spinte ammesse dal regolamento, che vengono orgogliosamente mostrati a fine gioco come se fossero un trofeo.

Photo credits Federica Borroni

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Vince la squadra con la maglia nera, ma un riconoscimento va anche alle giocatrici che hanno segnato più punti. Stanche e soddisfatte si tolgono pattini e protezioni pregustando la doccia. Qualcuna pensa già alla prova che l’attende il giorno dopo: le selezioni per il Team Italy che si tengono a Torino in previsione dei mondiali di Dallas a dicembre.Il viaggio per gli Stati Uniti è lungo e i pochi sponsor (sempre Roll Line, Officine Roller Derby e il negozio Rollefighters) non sono in grado di coprire tutte le spese, ma il sogno di gareggiare contro le squadre migliori al mondo e di essere nella prima nazionale italiana esalta le Harpies convocate. A vederle così somigliano tutte a delle amazzoni a rotelle o a delle gladiatrici in caschetto e calzettoni colorati. Si respira un’aria di sorellanza e di spirito di squadra. Per tutte quelle che amano gli sport adrenalinici, per quelle che hanno appeso i pattini al chiodo e che vorrebbero rimettersi in pista assieme a un gruppo di ragazze, consiglio vivamente di provare. E alle altre di sostenerle dagli spalti. Nel passare la parola alle Harpies per qualche domanda faccio il tifo per tutte e spero che incuriosiscano sempre più appassionate.

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Cosa avete pensato quando avete visto la prima partita o allenamento di Roller Derby?

Lo voglio fare!

La cosa più bella di questo sport:

Lo spirito di condivisione mondiale che lega tutte le squadre al di là del livello tecnico e il concetto di “From the skaters for the skaters”.

Come l’hanno presa amici, partner e parenti quando hanno saputo che praticate il Roller Derby e quando vi hanno viste all’opera?

Alcuni rimangono affascinati e diventano tifosi appassionati altri si limitano ad un “tu sei matta!”

Com’è il Derby visto dall’interno, cosa si prova in quei rapidi momenti in cui devi bloccare o superare, facendoti strada o spingendo, ma sempre pattinando?

Devi decidere in fretta e mantenere la lucidità, o dai tu un colpo o lo subisci.

Chi sono le altre persone che fanno parte delle Harpies e rendono possibile la squadra a parte voi in pista?

Le persone che danno il loro fondamentale contributo alla nostra squadra sono Giorgio, Mario, Claudio e Filippo che ricoprono tutti i ruoli di cui abbiamo bisogno, allenatori, coach, bench coach, arbitri…

Avete iniziato praticamente da zero, di cosa avete ancora bisogno?

Avremmo bisogno di tante cose, ma la cosa che vorremmo di più è l’appoggio della nostra città.

Raccontateci qualcosa del Team Italy. Siete pronte per Dallas?

Non saremo mai pronte ma ce la mettiamo tutta per essere al massimo delle nostre potenzialità.

Se dopo aver scoperto la storia delle Harpies Roller Derby Milano volete continuare a leggere di donne alle prese con le ruote allora continuate con la nostra intervista con la rallista Anna Andreussi e il post di Valentina Maran sulle auto progettate dalle donne.

Le Harpies del Roller Derby
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