Sfogliando i giornali italiani, ma da un po’ anche quelli americani, vi potrebbe essere capitato di incappare in dati e inchieste rappresentati visivamente in un modo nuovo, sintetico e affascinante. Dietro a quelle tabelle, che  non sono mai state così belle, c’è Giorgia Lupi, che si occupa di un ramo tutto particolare e in crescita del design, quello dell’informazione. Con alle spalle una formazione in architettura a Ferrara e un dottorato di ricerca presso il Politecnico di Milano, Giorgia ha co-fondato Accurat, società specializzata in information design. L’apertura di una nuova sede l’ha portata fino a New York, da dove ci racconta della sua nuova vita. Ecco l’intervista di Girlitude con colei che è stata definita, a ragione, una delle designer emergenti più innovative di oggi.

Cosa fa un information designer? Aiutaci tu a capire questo ambito specifico del design.

L’information design è una disciplina trasversale che facilita la comprensione di sistemi di informazioni complessi attraverso la loro rappresentazione grafica, in forma visiva. Gli ambiti in cui l’information design può operare ed i temi che può schematizzare e rappresentare sono pressoché infiniti: noi per esempio lavoriamo con istituzioni culturali, istituti finanziari, editori di libri scolastici e giornalisti, che hanno a che fare con dati quantitativi da presentare ai loro pubblici, società di consulenza, agenzie di marketing, eccetera.

Si possono produrre immagini statiche digitali o per la carta stampata, oppure strumenti digitali interattivi che danno la possibilità agli utenti finali di navigare nelle informazioni in maniera intuitiva e visiva.

Photo credits Accurat

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Il tuo ‘linguaggio’ espressivo è un po’ una forma d’arte. Le mappe di Accurat sono opere bellissime oltre che utili strumenti conoscitivi…

Grazie! Crediamo fortemente che la componente estetica sia fondamentale nel nostro lavoro; sebbene le analisi e le rappresentazioni di dati che sviluppiamo siano assolutamente rigorose ed accurate, cerchiamo di volta in volta di rendere queste rappresentazioni il più possibile piacevoli esteticamente, capaci (speriamo!) di sorprendere, soprattutto quando sperimentiamo modelli visivi inusuali e nuovi.

Effetto sorpresa, piacere estetico e, perché no, emozione, dovrebbero generare curiosità e voglia di approfondire i temi che trattiamo e le nostre analisi che a volte sono articolate e complesse.

Photo credits Accurat

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Hai fatto qualche lavoro specifico che ha a che fare con mondi al femminile?

Il lavoro nel quale forse ci siamo spinti a sperimentare un’estetica più “femminile” è Pleens (ma attenzione, non per questo il tema del progetto né l’audience è in alcun modo solo femminile). È una application mobile, ancora in fase di sviluppo, nata per connettere emozioni e luoghi, per esplorare come carichiamo di sentimenti, emozioni e storie, i luoghi in cui ci troviamo e trascorriamo il nostro tempo.

Pleens nasce da un’idea di più persone: due nostri carissimi amici – Mafe de Baggis e Filippo Pretolani (aka Gallizio editore) – Accurat e l’illustratrice Michela Buttignol (altra cara amica che vive a New York). Abbiamo per ora curato il design e lo sviluppo della prima release.

Dato il tema (emozioni e luoghi) abbiamo volutamente cercato di creare una user experience e un’estetica generale il più possibile “umane” che si discostassero dalle tante applicazioni usate per condividere la posizione in cui si è con i propri contatti. Chi usa la app lascia infatti un cuoricino virtuale nel posto in cui ha provato qualche cosa.

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Secondo te ci sono informazioni che non possono essere rappresentate? Se sì, quali? E perché no?

Le informazioni più difficili da rappresentare sono quelle qualitative, quelle non numeriche per intenderci. Ci sono però molti casi in cui queste possono venire adeguatamente categorizzate, aggregate e rappresentate.

Per esempio nella nostra serie di visualizzazioni per La Lettura utilizziamo dei codici colore che ritornano all’interno della tavola, con il codice colore possiamo rappresentare informazioni qualitative aggregate (…le città ricorrenti dove sono avvenuti alcuni fenomeni, le nazionalità di appartenenza di alcuni autori che visualizziamo, un ranking da positivo a negativo rispetto a certi fenomeni finanziari, la categoria in cui ricadono i diversi premi Nobel, per esempio).

Photo credits Accurat

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C’è un argomento che vorresti trattare ma che nessuno ti ha mai richiesto o che hai in mente e non hai ancora affrontato?

Mi affascinano tutte le tipologie di dati e di argomenti, perché ogni volta c’è sempre qualcosa da imparare, ed è il bello del nostro lavoro. Mi piacerebbe analizzare e visualizzare dati di storie personali, umane, anche private o che trattino argomenti forti dal punto di vista del significato che hanno per le nostre vite e che, una volta visualizzati, possano farci scoprire qualcosa di nuovo (coincidenze, ricorrenze…) sulla nostra vita.

Parlo sia di dati da trattare in maniera singola (dati di un singolo individuo) o aggregata (ad esempio, lavorare sul database delle persone scomparse e mai ritrovate, sulle loro storie e le caratteristiche in comune tra le sparizioni).

Oggi non si rischia il sovraffollamento di dati?

Sicuramente sì, e anche perché siamo sempre più coscienti che l’informazione è ormai parte della nostra vita più di quanto abbiamo mai pensato: creiamo e generiamo dati in continuazione, anche senza accorgercene… quando ci colleghiamo a internet, preleviamo al bancomat, timbriamo il biglietto del tram, paghiamo con la carta di credito, cerchiamo un luogo su una mappa dal telefonino, mandiamo un sms o facciamo una telefonata, per non parlare di tutti i dati che condividiamo di giorno in giorno sui social media.

Per questo è sempre più importante capire come maneggiare questi dati, come analizzarli e come visualizzarli per riuscire a metterli in relazione, per capirli, e per raccontare in maniera più accessibile le storie articolate che queste informazioni si portano dietro.

Paola Antonelli (Moma, New York) in un’intervista su Art Tibune ti ha citata come unico nome italiano tra i designer emergenti più innovativi e influenti oggi…

Credo che il motivo per cui Paola mi abbia citata sia proprio per il campo in cui lavoro. In quell’intervsita, alla domanda “il design italiano è considerato ancora così importante?”, Paola raccontava come secondo lei il design italiano oggi sia ancora molto “legato alla sua storia, ai mobili, alle macchine, e non al futuro”.

Credo mi abbia citata come caso interessante. La nostra è infatti una particolare ricerca e sperimentazione estetica per la rappresentazione dei dati (molto personalizzata per ognuno dei casi che trattiamo) che è stata definita più volte all’estero come “tipicamente italiana”, come “sartoriale”; commento che trovo molto azzeccato.

Photo credits Accurat

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Lavori in Italia e negli Stati Uniti. Quali sono le differenze, nel bene e nel male?

Negli Stati Uniti quello che ci ha piacevolmente sorpreso fin dall’inizio è una grande e molto unita community di professionisti e piccole realtà che si occupano di data-visualization, ci sono i festival e le conferenze più importanti, ma anche tanti piccoli eventi, meeting e presentazioni organizzate settimanalmente, soprattutto qui a New York.

Una community molto unita all’interno della quale ci si aiuta: il mercato qui è molto sviluppato, ed è una pratica diffusa fornire ai propri clienti “raccomandazioni” (in senso positivo!) di altri professionisti che si stimano per progetti che in quel momento non si è in grado di sviluppare.

Com’è la tua ‘nuova’ vita a New York?

Meravigliosa. (si può dire? :-))

New York è una città in cui mi sono sentita “a casa” dopo pochi giorni, ed è in realtà il primo luogo in cui ho abitato in cui ho provato questa sensazione.

È impressionante come per me (ma non solo per me!) questa città sia magnetica, ogni volta che mi capita di viaggiare e di lasciarla anche solo per pochi giorni mi manca già, e questa sensazione è molto difficile da descrivere a parole.

New York è una città da cui prendere ispirazione costante e continua:

…la diversità estrema di persone e di storie che si incontrano, e la diversità estrema dei luoghi e delle situazioni che si trovano a distanza di pochi isolati,

…l’accesso (quasi eccesso!) alle manifestazioni ed anche alle piccole scene culturali di ogni genere, ….ma anche il continuo incontrare persone e creare connessioni – che probabilmente è quello che mi piace di più di vivere qui: hai la sensazione che le opportunità siano infinite e che proprio tra 5 minuti potresti incontrare qualcuno o qualcosa che cambierà radicalmente la tua vita.

Uno dei tuoi due soci è anche il tuo fidanzato. Come riesci a gestire questo doppio ruolo e come ti ci sei trovata?

Ad Accurat siamo 3 soci: Simone Quadri gestisce la sede di Milano e si occupa dell’analisi dei contenuti, io e Gabriele – mio compagno – viviamo e lavoriamo a New York. Abbiamo un team di 15 persone che lavorano con noi a tempo pieno.

Sulla nostra vita personale-lavorativa direi subito che il nostro lavoro è anche la nostra passione, e che non è assolutamente un peso ritrovarci ad esempio la sera a cena a discutere di progetti e di strategie, o passare una parte del nostro tempo libero ad eventi ed incontri che hanno a che fare con il nostro lavoro; anzi, non possiamo proprio farne a meno e New York è il luogo giusto per poter vivere questa vita.

Credo poi che il nostro “segreto” sia il fatto che abbiamo ruoli diversissimi all’interno della società. Anche nella vita personale tendiamo a dividerci i “compiti”, come credo qualsiasi coppia!

Ci sentiamo fortunati ad esserci trovati e riuscire a condividere così tanto della nostra passione senza – per ora! – rimanerne schiacciati come coppia.

I fondatori di Accurat: Simone Quadri, Giorgia Lupi, Gabriele Rossi

I fondatori di Accurat: Simone Quadri, Giorgia Lupi, Gabriele Rossi

Dopo aver connesso i puntini con Giorgia Lupi continuate a leggere tirando le righe con il Morso Collettivo e il loro bellissimo post sulle cancellAzioni.

Giorgia Lupi: connecting the dots
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Redazione

Una redazione guidata da donne che amano i libri, la musica, i viaggi e la creatività. Qui raccontiamo storie, progetti, desideri e visioni delle donne che incontriamo.

2 commenti

  1. Floria Manson

    L’osservazione sulla naturale propensione degli americani a creare delle comunità anche nel campo del design è molto importante. A Milano se ne sente la mancanza. Tanta apparenza e poca sostanza. In ogni caso congratulazioni a Giorgia per la qualità dei suoi lavori

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