Occhi di cerbiatta, capelli ondulati e lunghi che cadono sulle spalle, bocca carnosa e sensuale: Francesca Piccini si presenta così, stretta nel suo tubino nero, minuta ma innalzata da un paio di decolté rosa da lei stessa ideate e firmate (e ci mancherebbe altro, potremmo dire). Orgogliosa ma umile di spirito, caparbia e tenace, un temperamento da peperino, il tutto avvolto da un alone di fiducia e paura che si combinano in mix tipico di chi si sente eternamente debuttante e, di fatto, lo è. Milanese, classe ’90, un sogno antico quanto lei e la grinta di un’amazzone che vuol fare la stilista. Oggi parliamo del Prêt à Couture di Francesca Piccini.

Francesca inizia quasi da sola, senza una vera domanda:

Studiavo marketing e comunicazione al Polimoda di Firenze, ma nelle ore di marketing disegnavo di nascosto e grazie a un’amica modellista ho iniziato a creare qualcosa all’oscuro di mio padre, per non fargli capire che stavo facendo qualcosa che forse lui e mia madre non avrebbero approvato davvero.

Eppure oggi siamo qui, nel tuo Atelier di via Durini 5 (Milano). Come li hai convinti?

Un giorno mio padre, mentre mi vede camminare per casa, si ferma e mi chiede: “di chi sono quei vestiti?”. “Tiè”, ho pensato con orgoglio dentro di me. “Sono miei, li ho disegnati io”, risposi. Allora si convinse da solo a credere in me. Di lì a poco mi avrebbe presentato Stefano Ricci: il mio trampolino di lancio. Inizio dall’ufficio stile e grazie a lui comincio a capire tutto l’iter di produzione: dallo schizzo ai fornitori fino al prodotto finale vero e proprio! Mi ha formata, mi ha fatto scuola e dopo quattro mesi mi ha detto: “Ora disegni la tua prima collezione, si parte”. Un’opportunità grandiosa.

Il brand Francesca Piccini esiste da un anno e mezzo, è alla sua quarta collezione, anche se nei negozi è presente da soli tre mesi, con la prima primavera/estate. Tutto Made in Italy, tutti laboratori italiani, pizzi ricamati a mano con applicazioni di vetro di Murano o Swarovski. Materie prime d’eccezione e di eccellenza e fornitori d’alta moda. Si capisce immediatamente che Francesca punta a un target alto, mira a vestire il sogno e non il quotidiano.

Hai già capito chi sei e dove vuoi arrivare? Chi sogni di vestire?

Io faccio “Prêt-à-Couture”: un mix che tende alla couture senza dimenticare la portabilità del prêt-à-porter. Non ho né posso avere, invece, un solo canone di donna da vestire: io vorrei vestire tutte le donne! Sono assolutamente democratica in questo. Certo, sognare è come disegnare, si può inventare tutto quello che si vuole e so bene che i miei abiti puntano alto, alle teste coronate magari, alle principesse. Penso a Rania di Giordania: una principessa moderna attiva nel sociale, un personaggio quasi unico. Ma, detto questo, vorrei che una donna qualsiasi dicesse: “Vado dalla Piccini perché posso trovare qualcosa che vesta le mie forme”- e non – “Vado dalla Piccini perché ci trovo solo certe forme”! Voglio vestire donne che hanno attenzione al dettaglio, alla qualità e che sanno che in base alla fisicità di ciascuna possono trovare qualcosa che le esalti e le faccia sentire bene.

Photo credits Francesca Piccini

Photo credits Francesca Piccini

Perdona la banalità della domanda: eleganza è?

[Dopo averci pensato bene] Certo non corrisponde al valore di quello che porti addosso. Credo sia una combinazione di benessere e coerenza, una strana crasi fra attitudine e libertà di scelta che formano uno stile proprio. Se poi tutto ciò è gestito con naturalezza, ecco, allora c’è quella magia che si chiama “eleganza”.

Il futuro come te lo immagini? Credi che l’imposizione “sexy” di un certo star system andrà dilagando sempre più? Saremo tutti sempre più “sexy”?

Oh cielo, ma speriamo di no! Io spero in un ritorno alla moda e alle atmosfere di un tempo. “Sexy” è una parola che mette nausea ormai. Spero in una donna sempre più consapevole ma che rimanga donna. Detto ciò, non sono per il minimal, non capisco le rivisitazioni androgine del corpo femminile. Una donna non può forse esserlo senza dover per forza esser “sexy”, da una parte, o rinunciare completamente alla sua femminilità, dall’altra?

Almeno tre nomi di icone di riferimento, passate e presenti:

Per la mia ricerca di stile personale guardo sempre tutti, ma nel cuore avevo Gianfranco Ferrè: l’architettura unita alla creatività è… wow! Apprezzo parecchio Zac Posen: un ottimo esempio da seguire per noi giovanissimi. E poi il grande Valentino: l’ultimo imperatore.

Saresti coraggiosa abbastanza da farmi altri tre nomi di stilisti e/o marchi che invece proprio non apprezzi?

Sono sincera: anche nelle collezioni peggiori credo ci sia qualcosa da imparare…

Diplomatica, ma ti perdoniamo. Presentami la tua nuova collezione:

Questa collezione è ispirata a Venezia e si chiama, appunto, “Venetia”. Non c’è nulla da spiegare: è stato amore a prima vista con la città, i suoi vetri, i canali… Questa collezione ha circa novanta pezzi. È quasi tutto personalizzabile, creato per stare addosso a chiunque, le mie taglie arrivano fino alla 54 di confezione!

Photo credits Francesca Piccini

Photo credits Francesca Piccini

Credi che nella moda ci sia una discriminante verso le donne stiliste? Senti il peso della cosiddetta “lobby gay”, monopolizzata da uomini?

Forse sì, ma se c’è, è solo “a breve termine”. È innegabile un certo “ghetto gay” della moda che spesso è paradossalmente chiuso alla novità. Posso dire questo: nel lungo termine io, che sono donna, so testare il mio prodotto in prima battuta, cosa che un uomo non potrà mai fare. Il peso della lobby? E chi potrebbe dire di non sentirlo? Tuttavia vorrei davvero farti arrivare il senso di ottimismo e fiducia che mi arriva da tanti “grandi” che mi hanno guardata e che subito hanno creduto in me. Vorrei dire “giovani uniamoci, cerchiamo di abbattere il sistema dei giganti che sono ormai schiavi dei colossi finanziari che rappresentano”.

Ora che uno dei tuoi sogni si sta realizzando, in ordine sparso, quali ti rimangono?

Vedere una donna per strada vestire i miei capi. Per caso, inaspettatamente. Credo mi metterei a piangere! E inoltre, per non farmi mancare nulla, mi piacerebbe provare a realizzare i costumi per un film d’epoca: deve essere un’esperienza incredibile, a metà tra la contestualizzazione storica e la rivisitazione psicologica di certi personaggi!

Formiamo il team: chi ti aiuta?

Te li presento: Federico Semino, Tatiana Dimitrov e Valentina Piccini, mia sorella, che cura la parte amministrativo-commericiale. Insieme a mio padre, sono i miei angeli custodi, ho la fortuna di poter contare su di loro in tutto.

Un’attrice che ti piacerebbe vestire e perché?

Eva Mendes: per la sua sensualità (e perché sarebbe forse l’occasione giusta per vedere quel gran figo di suo marito [Ryan Gosling, ndr] ).

Il rapporto con Zara e H&M? Nemici per la pelle?

Sono decisamente “pro-Zara”. Viva l’onestà: ti danno un prodotto che costa poco anzitutto a loro, produttori, e quindi a noi consumatori. Credo che abbiano entrambi capito bene il loro posizionamento. Hanno un appeal positivo, attraente e a livello di fitting e studio dei modelli è da apprezzare! Bravissimi gli studi di modelleria evidentemente, perché quando indossi qualcosa di Zara ti sta subito bene. Loro non mentono e non ho paura di loro: abbiamo un target totalmente diverso! Critico e ho il dentino avvelenato verso chi mente invece: “made in Italy” è qualcosa che fa gola e troppi italiani lo sfruttano “ingannando” sulla provenienza della loro collezione. La legge in Italia permette che un capo sia detto “made in Italy” anche se ha semplicemente ricevuto l’etichetta nel nostro paese, quando in realtà l’abito magari è stato realizzato nei paesi a manodopera a costo zero. Io faccio TUTTO in Italia. Io ci credo, non so se si è capito…

Mi sembri molto grata a chi ha creduto e continua a credere in te. Come veste la gratitudine per Francesca Piccini?

Vedi i bottoni di quell’abito? Arrivano dal bottonificio “La Perla” di Firenze. Loro sono stati tra i primissimi a credere in me. Sono costosissimi, ma guarda che qualità: è tutta madreperla, c’è un lavoro di rifinitura pazzesco. Non li cambierò mai: la coerenza sarà il mio modo di riconoscere la fiducia che mi è stata data.

Ammetto che no, proprio no, non avrei mai pensato che la gratitudine potesse stare dentro un bottone.
Viva le perle di gratitudine oltre quelle di saggezza.Viva il made in Italy. Viva Francesca.

 

Se dopo l’intervista di Provox a Francesca Piccini volete lasciarvi ispirare da altre self-made-women che hanno avviato la propria attività lavorativa grazie a idee innovative allora leggetevi la nostra conversazione con Daniela Galvani, architetto e startupper.

A passi piccini piccini
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Provox

Provox è il megafono di Marco Maggio. Fantasma carnale, dittatore di se stesso, ama infestare più spazi possibili, dai salotti alle librerie, dalle cattedre alle terrazze, purché siano fiorite e profumate. Cosa ci circonda determina chi siamo, ma vale anche il contrario: bisogna capire per non accontentarsi del già noto.

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