Ormai tutti sanno che Venezia è a forma di pesce, costruita sui tronchi e allagata dal mare, su di lei è stato scritto di tutto di più, ma un pezzo della redazione di Girlitude ci ha vissuto per qualche tempo, crediamo quindi di potervi restituire uno scorcio diverso da quello delle solite cartoline. La colonna sonora trash ideale di questo post sarebbe un vecchio pezzo dei Pitura Freska, che per il resto d’Italia sono quelli che hanno vinto Sanremo cantando di un papa nero, mentre per chi ha frequentato la loro città natale sono quelli che ti ritrovi sempre e comunque a tutte le sagre estive e alle feste di carnevale, quelli che qualcuno finge di snobbare, ma di cui in fondo in fondo tutti conoscono i testi a memoria. Bea fia (bella ragazza), è quello che ci vuole, perché il rapporto con Venezia che ha chi lascia questo posto magico è un po’ come la storia d’amore chiusa da un pezzo che ogni tanto torna a farsi ricordare. Mòre, pronunciato con la ‘o’ chiusa e la ‘erre’ debole, in dialetto veneziano vuol dire ‘amore’ ed è costantemente usato dai nativi per rivolgersi al prossimo in tono confidenziale, oltre che per mascherare il fatto che anche dopo mesi o anni non si ricordano come vi chiamate. Forse bisognerebbe esportarlo.

Cominciamo con la zona universitaria per eccellenza, quella che circonda Campo Santa Margherita. Tralasciamo gli evidentissimi baretti degli aperitivi a base di spritz Aperol, sguassotti (spritz senza Aperol) e ombre (bicchieri di vino, ormai lo sanno anche i sassi). La sera avvicinandosi al campo si sente l’accogliente brusio di sottofondo che inizia ad essere percepibile a qualche calle di distanza, ma di mattina l’aria è satura dell’aroma ipnotico di dolci, o di frittelle se siamo nel periodo che va da dopo Natale a Carnevale. Proviene da Tonolo, la pasticceria all’angolo di Calle San Pantalon, tappa obbligata per chiunque di passaggio perché non c’è appuntamento che tenga, incombenza che non valga un caffè e una pasta. Mentre vi spostate da Tonolo verso Campo Santa Margherita potrebbe capitarvi di sentire il suono di una sonata al pianoforte proveniente dal vicino negozio di antiquariato, è il proprietario che si esercita a lume di candela. In Campo (‘campo’ senza nessun’altra specificazione si riferisce a quello di Santa Margherita), c’è uno dei rari punti di riferimento per la cucina etnica in città, Mi e Ti, che affianca ai piatti canonici pietanze mediorientali e un moussaka spettacolare. Sempre in zona si trova una valida alternativa al monopolio dei souvenir di vetro. Ogni anno migliaia di cavallini di Murano subiscono orrende mutilazioni sulle credenze di tutto il mondo, con tutto il rispetto per l’antichissima arte del vetro soffiato e modellato a mano, è ora di dire basta. Non che la ceramica sia un materiale molto più resistente del vetro, ma dietro a campo Santa Margherita in calle Foscari potete trovare Danghyra, un negozio di vasi e piatti di design realizzati a mano con sapienza dall’omonima proprietaria.

Photo credits Venice Daily Photo

Photo credits Venice Daily Photo

Photo credits Danghyra

Photo credits Danghyra

I canali saranno anche molto pittoreschi, ma sono i campi e campielli a detenere il ruolo di fulcro della vita sociale, ad essere il luogo di ritrovo per eccellenza in cui darsi appuntamento o non darselo e ritrovarsi comunque, per caso, a scambiare quattro chiacchere che si moltiplicano in un lasso temporale non meglio identificato. Nelle sere più calde c’è ancora chi porta giù tavola e sedie e improvvisa una cena sotto le stelle, magari barattando un pezzo d’anguria con una fetta di torta dei vicini. Le lettrici sprovviste di tavoli possono sempre fare un giro nelle sagre organizzate a San Giacomo dell’Orio e a San Pietro in Castello, dove si sopporta stoicamente la coda al caldo pur di assaggiare le costicine o i calamaretti degli stand. Lo street-food veneziano è però dominato tutto l’anno dalla pratica del bacàro tour: il giro dei baretti che offrono anche piccoli stuzzichini chiamati cicheti. In spagnolo si direbbe forse ir de tapas. Una delle tante zone deputate a questa pratica è quella che si estende dal ponte di Rialto al mercato del pesce passando per il campo dell’Erberia, qui si trovano Ae do spade, La botte, Il Sacro e Profano. I segreti del posto sono il Bloody Mary del Naranzaria (nel campo dell’Erberia ad angolo verso il ponte), preparato con maestria da una delle bariste che deve averlo eletto a propria specialità, e il cartoccio di pesce fritto che servono in un cono di carta al Vecio Fritolin per pranzo (vicino al Nono Risorto in calle Regina).

Photo credits Cantina Due Mori

Photo credits Cantina Due Mori

Photo credits Fabio Maroder

Photo credits Fabio Maroder

Ma Venezia non vive di sole passioni venali. Oltre ai centri culturali noti a tutti, un teatro che solitamente organizza concerti e spettacoli ricercati e sperimentali è il teatro Fondamenta Nuove, posto sulla riva che si affaccia verso Murano e l’isola di San Michele. Di strada tra la stazione e le fondamenta nuove c’è anche il ghetto ebraico, dove si trovava una bellissima libreria per bambini chiamata Laboratorio Blu che purtroppo ha chiuso l’anno scorso, ma alla quale auguriamo una nuova riapertura. Sempre nei pressi si trova anche la Stamperia del Ghetto, dove si possono ammirare alcune litografie e disegni di Emanuele Luzzati, forse il nome non vi dice granché ma dietro ai collage multicolori e ai personaggi stilizzati si nasconde un grande disegnatore e illustratore di libri per l’infanzia, di scenografie teatrali e di cartoni animati.

Photo credits Silvia Costa

Photo credits Silvia Costa

Photo credits Emanuele Luzzati

Photo credits Emanuele Luzzati

Uno spazio bellissimo riportato in vita negli ultimi anni è la serra ottocentesca collocata in prossimità dei giardini della Biennale. Dopo anni di degrado i vetri sono stati sostituiti, gli interni rimessi a nuovo, riempiti di piante e popolati da attività per tutti grazie all’associazione Micro-clima, impegnata a lavorare con le commistioni tra arte, natura e innovazione socio-culturale. Oltre alla vendita di piante vengono organizzati laboratori di botanica e eventi artistici.

Photo credits Serra dei Giardini

Photo credits Serra dei Giardini

Se non siete affondate fino alla vita nel fascino di questa città, magari decidendo di fermarvi per sempre come la protagonista di Pane e Tulipani, e vi tocca già tornare a casa, prima di inforcare l’autostrada vale la pena di fare un’ultima deviazione su Forte Marghera. Questo toponimo di solito porta alla mente lo scenario industriale nefasto delle ciminiere che svettano nello skyline visibile dal ponte della libertà lasciando Venezia. È vero, Marghera senza fabbriche sarebbe più sana. In realtà a parte gli stabilimenti industriali vi si trova anche un antico forte, in gran parte invaso dalla vegetazione, popolato dai gatti e semi diroccato, che di recente è stato riqualificato e attrezzato a sede di associazioni, un museo delle imbarcazioni tradizionali, laboratori artistici ed eventi per la collettività. Quello che sarebbe dovuto diventare un resort di lusso elitario e precluso alla popolazione è diventato un luogo di ritrovo per veneziani e abitanti della terra ferma. Speriamo che sia d’esempio per altri luoghi della città sull’acqua unica al mondo.

Photo credits Forte Marghera

Photo credits Forte Marghera

Se il fascino decadente di Venezia vi conquista sempre e comunque, dopo questo giro in laguna vi consigliamo due mete affascinanti e d’epoca come Berlino e Istanbul dove abbiamo esplorato alcuni luoghi permeati dal fascino del tempo.

Mòre a Venezia
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Redazione

Una redazione guidata da donne che amano i libri, la musica, i viaggi e la creatività. Qui raccontiamo storie, progetti, desideri e visioni delle donne che incontriamo.

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