Quando avevo quattordici anni, forse quindici, Kim Gordon non la conoscevo nemmeno. Venendo dalla campagna, associavo molto più facilmente un personaggio maschile alla rabbia giovanile, uno come Kurt Cobain, anzi forse, no, Kurt Cobain no. Eddie Vedder piuttosto. Eddie mi sembrava un po’ più affidabile pur mantenendo tutti i canoni della rockstar maledetta. Non so perché, ma era come se volessi nel mio cervello una love story con loro. Il primo era più bohemièn – mia nonna l’avrebbe definito un ragazzaccio – quello che hai difficoltà a presentare alla famiglia. Il secondo non era certo uno stinco di santo, ma mi dava più certezze per il futuro. Cosa che poi si è rivelata una grande profezia.

Photo credits Charles Peterson

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Verso i diciannove è cambiato tutto, ho conosciuto questo gruppetto, che oltre ad avere uno dei nomi più belli di sempre in tutto l’ambiente musicale, aveva anche la bassista più affascinante di tutti i tempi. Il nome è forse uno dei più riusciti manifesti per un gruppo. La miglior rappresentazione data in due parole, fedele copia della musica suonata e urlata: Sonic Youth. Velocità, rabbia, cupezza, violenza, freschezza, rivoluzione e gioventù. Sonica.

E poi c’è lei.

Kim Althea Gordon.

Più passa il tempo, più sono convinta che non esista aspetto di questa donna che non venga toccato dal suo stile, dalla sua sobria eleganza. Non esiste dettaglio che non la contraddistingua dal resto delle donne del jetset artistico.

Curriculum professionale: oltre ai trent’anni di onorata carriera di uno dei gruppi riferimento delle generazioni a seguire, ha avuto decine di altri progetti musicali. Ha prodotto, tra gli altri, il primo album delle Hole, ha partecipato come attrice al film tributo a Kurt Cobain – quel ragazzaccio! – diretto da Gus Van Sant, ha recitato in I’m not here il film ispirato alla vita di Bob Dylan, ha diretto insieme a Spike Jonze il videoclip delle Breezer, ha scritto in un magazine di arte contemporanea per alcune gallerie di Soho – perché quella era la sua passione giovanile – è pittrice e ha lanciato una propria linea di abiti. Potrei continuare all’infinito, ma le pagine su di lei elencano minuziosamente ogni attività.

sonicyouth.com

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Il mio pensiero è sempre stato: sei una donna con milioni di seguaci, di titoli e riconoscimenti… facile la vita, eh.

Invece no.

Non ha avuto vita facile la signora Gordon.

Kim Gordon ha sconfitto il cancro al seno. Kim Gordon ha cresciuto da “buona casalinga” la figlia Coco, educandola alle sue stesse passioni. Ha cercato di mantenere in piedi il matrimonio con l’ex marito/compagno musicale Thurston Moore, anche quando era evidentemente stato colto in flagrante, e ripetutamente. Senza mai dire la cosa sbagliata o di pancia.

Era incredibilmente bella. Dico “era” perché penso che sia stata stupenda ai tempi in cui incarnava la gioventù sonica. Non la solita bellezza da groupie che tanto andava di moda nel panorama musicale dai settanta in poi. O da biondina slavata, che passati i venti anni sfiorisce lasciando in giro soltanto ricordi. Anche oggi lo è, ma in modo nuovo. Ha sessant’anni e il fascino c’è ancora tutto, non a caso è corteggiata da personaggi con venti/trenta anni di meno. È bella. Spesso la si vede in giro che porta una gonna e mostra con naturalezza le gambe. Tutto poi si amplifica nel momento in cui questa splendida fanciulla suona. Uno stile unico e riconoscibile: i suoi vestiti sembrano fatti su misura. Non solo oggi, che è star di fama internazionale, ma anche nel 1981 quando il capolavoro della “gioventù” (Sonic Youth – “Daydream Nation”, NdR) era solo nel suo cervello, nel suo cuore. Questo è stato sempre un altro lato ammaliante di Kim. Qualsiasi foto o video troviate, su giornali o online, vedrete sempre un’icona bionda attenta al suo look, anche mentre si dimena cantando ‘Cross the breeze, con un vestitino o un pantalone, come se con quella mise ci andasse anche a dormire.

Per me da sempre un modello da seguire. Non imitare, questo è impossibile, ma a cui ispirarmi.

È questo che la rende affascinante. È per questo motivo che più passa il tempo più la ammiro, e mi affeziono. Crescendo insieme a lei ho capito molto di quello che le è capitato, e come lo ha affrontato. Non ha avuto una carriera convenzionale da rockstar. Credo che sia stato proprio l’alternarsi tra vita privata e vita pubblica, tra vita da aliena e vita “da normale impiegata”, a renderla umana.

Mi piace immaginarla quindici anni fa quando la relazione con Thurston Moore andava bene:

Kim è appena tornata dal Letterman show.

Lui in pigiama, lei avvolta in un abito da sera disegnato da lei, quando ancora la moda era ancora solo una segreta passione privata.

Sono entrambi a letto.

Lei chiede a lui: “Thurston, sai se Coco ha lavato i denti?”

Photo credits Abicus

Photo credits Abicus

Se dopo questa malinconica ballata di Areta avete voglia di conoscere la nuova generazione di musicisti a cui i Sonic Youth hanno passato il testimone dopo anni di onorata carriera, non vi resta che scoprirlo da sole lasciandovi trascinare nel nostro Grand Tour dei festival estivi.

Una ballata per Kim Gordon
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Areta

Federica, 32 anni. Quando suona o scrive di musica preferisce farlo sotto pseudonimo, ma solo perché è timida. Vive a Milano da molti anni, nella pace di Lambrate downtown. Ama la musica soul e non soul, il karaoke DIY e i trenini Lima.

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