Intervista alla cantautrice Rebi Rivale

Rebi Rivale è l’emergente progetto musicale di Roberta Bosa: cantautrice italiana attualmente localizzata a Udine ma con un background geo-fisico che l’ha vista trascorrere diversi anni “fuori sede”, da Bologna fino alla Cina. Sullo scaffale dell’umiltà, Rebi Rivale può già vantare il Premio ricevuto nel 2011 e nel 2013 da Walk on Rights, il concorso indetto da Amnesty International per i brani “Se sarà femmina” e “Chez Simone”, pezzo, quest’ultimo, vincitore per la precisione del Premio Speciale Amnesty International dedicato alla memoria di Matthew Shepard e a tutte le vittime di omofobia.

Nel 2011 il suo brano “Se poi rimane” si aggiudica la Targa SIAE alla Miglior Composizione e il Riconoscimento speciale della Critica al concorso nazionale per cantautrici Bianca d’Aponte, bissando il Riconoscimento della Critica anche nell’edizione 2013 del Premio, stavolta con il brano “Non voglio scriver d’amore”. Nel 2012, infine, è 5° classificata all’Italian Music Festival, ancora una volta con il brano “Chez Simone” (direi che vale la pena di ascoltarselo questo brano, che dite?).

Potrei continuare, ma per il suo CV vi rimando direttamente al sito ufficiale.

Un casco di ricci neri sul fisico magro, androgino. Una voce profonda, abissale e sensualissima, anche se lei non se ne rende conto. No makeup, pochi ghingheri effimeri, nessun trucco davvero, né sul volto né nella musica che crea: solo lavoro e tanto, solo accordi tra note e persone e infine tanta, pura poesia.

“Che bello quando di una canzone ascolti anche le parole” è la prima cosa che ho pensato ascoltando i suoi pezzi. E dal momento che la musica più che “commentata” andrebbe generosamente ascoltata, io mi fermo qui, lasciandovi direttamente alle parole di Roberta, anzi di Rebi, suggerendovi di togliervi le scarpe e di entrare in questa stanza di note e parole a piedi nudi. Non siate timidi, non utilizzate l’entrata di servizio, ma spalancante occhi e orecchie, come le finestre di una casa al mare. Ma ancor più: cantate! Cantate gli appunti che prendete dalla vita di tutti i giorni. Io accetto l’invito di Rebi e invito a mia volta voi tutti a farvi una passeggiata sulle note di Musicante: “Esci e ricopriti di carta carbone/ segna la pelle di tutte le cose/ guarda e poi scrivi di ogni impressione!”.

Tanto da dire, tanto da scrivere, tantissimo da ascoltare. Buona lettura, ma soprattutto buon ascolto!

www.rebirivale.it

www.rebirivale.it

Nome e Cognome, prego.

R.R.: Roberta Bosa.

Nome d’arte?

Rebi Rivale.

L’una sa dell’altra o il rapporto è clandestino?

Diciamo di sì. Le due hanno un rapporto conflittuale, forse, ma sicuramente funzionale: Rebi Rivale è quella che non entra in casa, mai, mentre Roberta non sale sul palco. Roby studia e scrive, Rebi si mette il cappello da soldatino per salire sul palco. Roberta si veste, Rebi si traveste. L’alter ego è una difesa: all’inizio altissima, oggi sempre più complice. Rebi è entrata nella vita di Roberta ormai sette anni fa. Non moltissimi, non pochissimi. Allora vivevo a Bologna e volevo fare solo l’autrice, ero ancora alla ricerca di una voce. Oggi, che canto da me quello che scrivo, suono con Ornella Tusini e Davide Sciacchitano. Il nostro è un trio consolidato: sono imprescindibili da me.

In cosa consiste la poetica di Rebi Rivale?

Un contenuto forte, tematiche scottanti, provocatorie: tutto emerge per mezzo di quella che chiamo “faccia del prisma”. Rebi cerca di dare luce diversa a cose che magari sono sulla bocca di tutti quotidianamente. Mi piace pensare che riesco a parlare da un altro punto di vista. Quando mi dicono: “Che bello, non l’avevo mai vista così”, mi fanno il complimento migliore che potessi desiderare per un mio pezzo. Sono convinta che certe volte (per non dire sempre), prima ancora del soggetto affrontato, conti anzitutto la prospettiva da cui è descritto.

Quanto sforzo c’è nel tentativo di non omologarsi alla proposta altrui?

Diciamo che cerco di non parlare di qualcosa di cui si è già dibattuto parecchio. Ho talmente rispetto di certi autori che hanno trattato di alcuni argomenti che non voglio nemmeno cercare di imitarli. Penso prima a quello di cui voglio parlare, ma senza per questo poter parlare di “premeditazione” o di “calcolo”, sia chiaro.

Icone di riferimento?

Fabrizio De Andrè: un vero ricercatore. Lo amo per la credibilità, per lo studio, per la voglia di interpretare in maniera apparentemente sommessa. Assolutamente imparagonabile. Mentre a livello di interpreti direi Ornella Vanoni e Patty Pravo: le grandi. Tra “le nuove proposte” apprezzo Noemi, una voce bluesy, e Arisa. E tra gli esteri altri grandi nomi: Tracy Chapman, Edith Piaf… Io ascolto molto, sono un po’ onnivora. Ho qualche problemino col jazz, quello sì, perché penso di non capirlo…

Come vivi il rapporto tra musica e nuove tecnologie?

… con rassegnazione [scoppiamo entrambi in una risata spontanea]! Il web non è il mio forte, sono sincera. Certo, sono molto utili i cosiddetti “social network”, ma sono un’arma a doppio taglio. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, potrei fare un album a casa senza mai schiodarmi dallo schermo del computer, sai? Di contro c’è che chiunque lo può fare, quindi sulla tavola arrivano progetti considerevoli e altri… decisamente meno.

La canzone colonna sonora della vita di Roberta? E se invece Rebi Rivale fosse una canzone?

Difficile rispondere. La canzone italiana che per me è Il capolavoro è “La costruzione di un amore” di Ivano Fossati cantata da Ornella Vanoni: l’autore per antonomasia sulla voce della Vanoni è il massimo aspirazionale cui tendere. Se invece Rebi fosse una canzone… direi “Suzanne” di Cohen, tradotto in italiano da Fabrizio De Andrè.

Cosa ti senti di dire a proposito di impegno civile?

A chi fa musica spetta veicolare messaggi, contenuti, suggerendo, mai imponendo. La musica ha un canale privilegiato per farlo: ti entra subito dentro! Credo solo che la musica debba essere trasversale. Rebi Rivale è una pasionaria, dal forte impegno civile ma anche dalla volontà altrettanto forte di non associarlo a nessuna bandiera politica. Le lotte sociali e civili sono semplicemente di buon senso, non hanno colore. O, almeno, così dovrebbe essere. La musica deve essere il più possibile priva di giudizio: quello spetta agli altri, se lo vorranno.

A voi lettori e soprattutto a voi ascoltatori l’ardua sentenza!

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Provox è il megafono di Marco Maggio. Fantasma carnale, dittatore di se stesso, ama infestare più spazi possibili, dai salotti alle librerie, dalle cattedre alle terrazze, purché siano fiorite e profumate. Cosa ci circonda determina chi siamo, ma vale anche il contrario: bisogna capire per non accontentarsi del già noto.

1 commento

  1. Orazio e arianna

    Semplicemente fantastica, musiche suggestive e ricercatissime, voce profonda e testi bellissimi. Avremo bisogno tutti di ascoltare musica di questo livello……

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